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Nel Paese dei balocchi digitali

Una schermata del gioco Stardoll, sito-comunità frequentato da quasi 50 milioni di ragazzine.
Una schermata del gioco Stardoll, sito-comunità frequentato da quasi 50 milioni di ragazzine.

Nell’internet molti siti, specie quelli frequentati da persone in cerca di relazioni e conversazioni – i social network – ospitano sezioni dedicate al gioco. Facebook ne è pieno. Altri siti fanno da ingresso a grandi comunità di gioco. Uno di questi è Stardoll (www.stardoll.com), la “comunità online per ragazze più grande al mondo”. Propone a bambine e adolescenti di sesso femminile “dai 7 ai 17 anni” di creare e gestire una “bambola virtuale”, che può anche somigliare a un’attrice o a un personaggio famoso. Il gioco consiste nell’abbigliare la bambola, allestirne la suite, farle incontrare altre bambole le cui “proprietarie” diventeranno – comunicando sulla rete – conoscenti e amiche. Stardoll è enorme: vanta oltre 48 milioni di membri; ha una sezione in italiano. Varie istruzioni iniziali sono rivolte ai genitori, spiegando che possono mantenere il controllo su ciò che la figlia fa quando gioca con Stardoll. Ma di fatto l’iscrizione è aperta a chiunque, senza verifiche stringenti. Quindi l’unica vera forma di controllo è la presenza frequente: vedere e sapere che cosa fa la giocatrice e con chi chatta.

Stardoll è un gioco positivo? In sostanza no, dato che la filosofia di fondo è quella del consumo: compra nuovi accessori per essere sempre più bella, avere più abiti, sfoggiare un look superiore. A dosi equilibrate, tuttavia, non è che un gioco di bambole, come promette, e le conversazioni via rete con altre ragazze possono essere interessanti e divertenti. Sta ai genitori verificare, vegliare.

Discutibili e pericolosi senza appello sono invece siti come l’inglese Miss Bimbo  che propone di creare un personaggio e di renderlo sempre più simile a una “velina”, con la possibilità di ricorrere anche a chirurgia estetica “virtuale”. Il sito, di proprietà dell’inglese Blouzar, è anche un inno all’anoressia e ha giustamente scatenato polemiche.

Pubblicato il 06 settembre 2010 - Commenti (0)

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Family Game

Giuseppe Romano

Giuseppe Romano insegna Lettura e creazione di testi interattivi all'Università Cattolica di Milano e collabora con quotidiani e riviste su temi riguardanti l’era digitale, la comunicazione interattiva, i videogame, i fenomeni di massa.

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