1 gennaio 2011 e 2 gennaio 2011


1 Gennaio 2011

Ottava del Natale – Circoncisione del Signore

1. L'Ottava del Natale    

Conclude i giorni particolarmente dedicati al mistero della natività del Figlio di Dio, mettendo in rilievo gli avvenimenti che segnano da subito la sua vita terrena: “la circoncisione e l'imposizione del nome”. La prima inserisce Gesù a pieno titolo nel popolo dell’Alleanza mentre l’imposizione del nome che accompagnava la circoncisione viene fatta in obbedienza a quanto detto dall’angelo a Maria: Luca 1,31. Il “nome”, per gli antichi, dice la persona. Nel nome di Gesù che letteralmente significa: “Dio salva”, è perciò indicato il senso della sua venuta e della sua missione nel mondo.

2. I testi del Lezionario

- La Lettura: Numeri 6,22-27 riporta la benedizione data dai sacerdoti al popolo di Israele  beneaugurante per l’inizio del nuovo anno. Noi crediamo che Dio ci ha tutti “benedetti” nel suo Figlio Gesù e questa “benedizione” è per sempre.
- L’Epistola: Filippesi 2,5-11 dichiara che a motivo della sua obbedienza «fino alla morte e a una morte di croce», Dio ha dato al suo Figlio Gesù «il nome che è al di sopra di ogni altro nome».
- Il Vangelo preso da Luca 2,18-21 riporta gli avvenimenti che segnano il compimento degli “otto giorni”, vale a dire: la circoncisione e l’imposizione del “nome” rivelato a suo tempo dall’angelo.  

3. I testi del Messale

Riportiamo qui l’orazione All'inizio dell’Assemblea liturgica e il Prefazio:

All'inizio dell’Assemblea Liturgica
«O Dio, che ci largisci la gioia di questa celebrazione nell’ottavo giorno della nascita del Salvatore, donaci di essere sempre difesi dalla sua forza divina; non abbandonarci alla nostra debolezza, ora che siamo redenti dalla venuta tra noi del tuo Figlio unigenito, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli».  

Prefazio
«E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo, a te, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo Signore nostro che, per riscattarci dal peso della legge, secondo la legge fu circonciso. Affermò così il valore dell’antico precetto, ma al tempo stesso rinnovò la natura dell’uomo liberandola da ogni impaccio e da ogni residuo del peccato. Senza disprezzo per il mondo antico diede principio al nuovo; nell’ossequio alla legge divenne legislatore e, portando nella povertà della nostra natura la sua divina ricchezza, elargì nuova sostanza al mistero dei vecchi riti. Con cuore rinnovato e gioioso, uniti agli angeli e ai santi, sciogliamo a te, o Padre, l’inno della tua gloria».



2 gennaio 2011
Domenica dopo l'Ottava del Natale

1. La domenica dopo l'Ottava del Natale      

Offre un’ulteriore possibilità di immersione nella grandezza del “mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio e della sua nascita, come uomo, dalla Vergine. Il Lezionario, per questo, fa leggere ogni anno: Lettura: Siracide 24,1-16b; Salmo 147; Epistola: Romani 8,3b-9a; Vangelo: Luca 4,14-22. 
 
2. Vangelo secondo Luca 4,14-22    

In quel tempo. 14Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. 16Venne a Nazaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: 1
8Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
19a proclamare l’anno di grazia del Signore.    
20Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». 22Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».  
  

Commento liturgico-pastorale      

Il brano fa parte del più ampio racconto della visita fatta a Nazaret, il paese dove era cresciuto, e contrassegnata dal rifiuto dei suoi paesani (vv.14-30). I versetti, oggi proclamati, dopo quelli utili a raccordare l’episodio qui narrato, con il precedente relativo alle “tentazioni” nel deserto (4,1-13), riportano, con alcune modifiche, una citazione di Is 61,1; 58,5; 61,2, riguardante il Messia (vv. 17-19); la breve “omelia” di Gesù (v. 21) e la reazione di ammirato stupore dei suoi paesani.

Il brano viene proclamato nel contesto liturgico delle celebrazioni natalizie e orienta, perciò, il nostro percorso di fede che ci fa riconoscere in Gesù il Figlio unigenito di Dio, nato a Betlemme dalla vergine Maria. A questo ci invita il canto  All’ingresso: «Venite e vedete il grande mistero di Dio: Dio nasce da una vergine per redimere il mondo. è il Salvatore promesso dai profeti, l’Agnello predetto da Isaia».

Nel Natale di Gesù, perciò, si adempie e si avvera anche l’antica profezia riguardante il “Servo di Dio” sul quale si è posato lo Spirito Santo.  Egli è perciò il Messia, ovvero, l’unto, il consacrato, il “Cristo” per eccellenza, e, dunque, “inviato” come “araldo” ovvero annunciatore del Vangelo, letteralmente della “bella notizia”.

Con la venuta nel mondo del suo Figlio, perciò, viene nel nostro mondo non più un “inviato” scelto e mandato da Dio, ma in Gesù è Dio stesso a entrare nella storia degli uomini segnata dal potere negativo e oppressivo del male, per portare l’annunzio perenne ed efficace della “buona notizia”. Essa riguarda certamente  i “poveri” e con essi gli emarginati dalla società che hanno popolato, popolano e popoleranno la terra, ma riguarda, di fatto, ogni uomo reso “povero”, oppresso e prigioniero del male perché esule da Dio, privo perciò di fede e di speranza.

Ed effettivamente Gesù ha “evangelizzato” i “poveri” guarendo i malati, liberando quelli tenuti in scacco dal potere malvagio del male, accogliendo e liberando i peccatori dal giogo mortificante del peccato, annunciando la volontà salvifica del Padre per la quale nell’ora suprema della croce ha dato tutto sé stesso in riscatto di tutti.

E' quanto afferma con forza l’Apostolo guardando al volere salvifico di Dio da lui realizzato «mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato» (Epistola: Romani 8,3). In tal modo Gesù ha dato a ogni uomo la grazia di vivere “secondo il suo Spirito”, sfuggendo così all’ineluttabile triste prospettiva della “morte”, ovvero la rovina eterna alla quale lo trascina inesorabilmente la fragilità della sua “carne”.

Gesù, pertanto, è la Sapienza di Dio personificata, quella «uscita dalla bocca dell’Altissimo» e alla quale Dio ha ordinato: «fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele» (Lettura: Siracide 24,3-8) svelando e portando a compimento i divini disegni di salvezza.

Perciò, a ragione, la preghiera liturgica proclama che: «ogni immagine delle profezie antiche oggi si avvera nell’Agnello di Dio, nel pontefice eterno, nel Cristo che è nato per noi» (Prefazio).

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25 dicembre 2010 e 26 dicembre 2010


25 dicembre
NATALE DEL SIGNORE


1. Liturgia vigiliare vespertina      

Prevista nella sera del 24 dicembre, la liturgia vigiliare vespertina avvia, di fatto, la celebrazione della solennità del Natale. Essa, in sintonia con il più autentico sentire della nostra tradizione liturgica ambrosiana, ci esorta anzitutto a metterci in prolungato ascolto delle Sacre Scritture per poter cogliere la grandezza del mistero che celebriamo nel Natale e aprire, così, il cuore alla gioia della fede e della speranza.    
La celebrazione prevede sostanzialmente due grandi momenti: la proclamazione della parola di Dio, in pratica quattro Letture vetero-testamentarie più l’Epistola e il Vangelo, e la liturgia eucaristica.    

I testi del Lezionario
─ Vengono proclamate le seguenti Letture: Genesi 15,1-7 contenente la promessa fatta da Dio ad Abramo di dargli una discendenza numerosa come le stelle del cielo; 1Samuele 1,7c-17 riporta la preghiera di Anna che chiede a Dio il dono di un figlio; Isaia 7,10-16 sul “segno” della “vergine” che «concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele»; Giudici 13,2-9a riguardante la predizione della nascita di Sansone da una madre “sterile”. ─ Epistola: Ebrei 10,37-39. Annuncia l’imminenza della venuta del Signore.
─ Vangelo: Matteo, 1,18-25. Riporta il racconto della natività del Signore nella quale l’evangelista Matteo vede “compiuta” la profezia proclamata nella III Lettura: «Ecco, la vergine concepirà a darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa “Dio con noi”».

● I testi del Messale

Proponiamo qui il brano centrale del Prefazio e il Responsorio che precede la proclamazione delle Letture:
─ Prefazio    
E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo, a te, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo Signore nostro. In quest’ora anticipiamo, pregando, l’attesa della sua venuta per essere pronti a vegliare nella prossima notte e ad accogliere con animo aperto il suo natale. Con la sua nascita, la tua invisibile divinità si è resa visibile nella natura umana, e colui che tu generi fuori del tempo, nel segreto ineffabile della tua vita, nasce nel tempo e viene nel mondo. Gioiosi per questo tuo dono, uniti ai cori degli angeli, cantiamo con voce incessante l’inno della tua gloria.  
─ Responsorio
Riluce il tuo presepe, Signore;
la notte spira una luce nuova.
Nella tua nascita verginale,
o redentore degli uomini, vieni!
Non per concorso d’uomo,
ma per l’azione arcana dello Spirito,
nella tua nascita verginale,
o Redentore degli uomini, vieni! 



2. Messa nella notte

 
● I testi del Lezionario
─ Come Lettura viene proclamato: Isaia 2,1-5 che trasmette la profezia che noi riteniamo realizzata nel Figlio di Dio venuto nel mondo, in Gesù: «Verranno molti popoli e diranno: “Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri».
─ L’Epistola è presa da Galati 4,4-6: nella venuta del suo Figlio, nella pienezza del tempo, Dio annuncia la sua volontà di fare di tutti gli uomini i suoi “figli adottivi”.
─ Il Vangelo riporta i vv. 9-14 del primo capitolo, ovvero del Prologo di Giovanni, con l’affermazione centrale: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità».

● I testi del Messale

Viene qui riportato il Prefazio e il canto Alla Comunione
─ Prefazio    
E' veramente cosa buona e giusta renderti grazie, o Padre onnipotente ed eterno. Oggi celebriamo il natale del Salvatore e il natale della nostra salvezza. Oggi in Cristo, tuo Figlio, anche il mondo rinasce, al peccatore è rimesso il peccato, al mortale è promessa la vita. E noi, ammirati e festanti, uniti alle schiere degli angeli, tutti insieme inneggiamo alla tua gloria.  
─ Alla Comunione
Ecco il Salvatore che i profeti predissero,
ecco l’Agnello e il Servo del Signore
di cui parlò Isaia;
Gabriele lo annunzia alla Vergine,
e noi lo adoriamo,
offrendo a lui tutta la nostra vita.  



3. Messa all’aurora

● I testi del Lezionario
 

─ Presentano come Lettura: Isaia 52,7-9 con l’annuncio del “ritorno del Signore in Sion”, motivo di gioia grande «perché il Signore ha consolato il suo popolo».
─ L’Epistola: 1Corinzi 9,19b-22a evidenzia il farsi “servo di tutti” dell’apostolo Paolo sull’esempio del Figlio di Dio fatto uomo.
─ Il Vangelo: Luca 2,15-20 narra il “pellegrinaggio” dei pastori a Betlemme dove “vedono” il bambino, così come era stato detto loro dagli Angeli e “annunciano” a tutti quelli che incontrano ciò che hanno visto!

● I testi del Messale

─ Prefazio    
è veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo, a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. Contempliamo adorando l’amore immenso che ci ha redento con vicenda mirabile e arcana: da un’umanità contaminata e vecchia sorge un popolo nuovo; la condizione mortale assunta dal Figlio di Dio vince la nostra morte; gli uomini deboli e vulnerati sono guariti da un uomo; da una progenie contagiata dal male nasce un Figlio innocente; la nostra fragilità assunta dal tuo Verbo, o Padre, riceve una dignità che non conoscerà decadenza e si fa anche per noi prodigioso principio di vita immortale. Per questo tuo dono, uniti agli angeli e ai santi, tutti insieme inneggiamo alla tua gloria.
─ Sui doni    
Signore Gesù, che hai voluto cominciare con la tua nascita l’opera della nostra salvezza, guarda con bontà ai doni della Chiesa; tu che ci hai creato a tua immagine fa’ che l’obbedienza fedele alla tua parola ci renda sempre più simili a te, che vivi e regni nei secoli dei secoli.  

4. Messa del giorno    
E', con la liturgia vigiliare vespertina del 24 dicembre, la più solenne celebrazione natalizia secondo la tradizione liturgica ambrosiana. Lo si comprende sia dalle lezioni bibliche sia dalle preghiere liturgiche del Messale.

● I testi del Lezionario
 

─ Viene proclamato come Lettura: Isaia 8,23b-9,6a con il solenne annuncio: «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace». è il “bambino” perciò quella “grande luce” che brilla sul «popolo che camminava nelle tenebre... su coloro che abitavano in terra tenebrosa», ossia su tutta l'umanità oppressa dal potere tenebroso del male.
─ L’Epistola: Ebrei 1,1-8a dichiara: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio»,  il Bambino Gesù,  nato a Betlemme da Maria.

─ Il Vangelo: Luca 2,1-14    

In quei giorni. 1Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3 Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.  8C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un  angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11 oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: 14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli / e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
     
Il brano intende anzitutto inquadrare la natività del Signore dal punto di vita geografico e storico così da fugare ogni tentativo di confinare quella natività nel “mito” o nella leggenda. Si parla infatti del “censimento”, effettivamente voluto dall’imperatore romano, che induce Giuseppe ad andare con Maria a Betlemme dove ha origine la “stirpe di Davide” dalla quale Dio, con giuramento, si era impegnato a far sorgere un re, il cui regno sarebbe stato universale ed eterno.

Segue ai vv. 7-8 il racconto assai succinto della nascita da Maria del “suo figlio primogenito” che viene avvolto “in fasce” e deposto in una “mangiatoia”. I vv. 9-12 riportano l’apparizione dell’angelo ai pastori con l’annunzio evangelico: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore».

Il brano si conclude con il canto di lode degli angeli, che anche noi abbiamo cantato all’inizio della celebrazione: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».   

● I testi del Messale

Riproduciamo il Prefazio che benedice e rende a Dio grazie per ciò che ha compiuto nella Vergine-Madre del suo Figlio unigenito e il canto Alla Comunione.
─ Prefazio    
E' veramente cosa buona e giusta, renderti grazie, o Padre di misericordia infinita. Il tuo Figlio unigenito fu concepito da Maria che divenne madre e rimase vergine intatta. Ella credette alla parola dell’angelo e concepì il Verbo in cui aveva creduto. La sua integrità rimase tanto illibata che madre della verginità la possiamo proclamare. Beato il grembo santo della vergine Maria, che tra tutte le donne sola meritò di portare il Signore del mondo e di darlo alla luce per la nostra salvezza eterna. Gioisca oggi tutto l’universo, gioiscano le schiere innumerevoli degli angeli mentre a loro ci uniamo nell’inno della tua gloria.  
─ Alla Comunione
Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei l’esultanza degli angeli,
sei la Vergine madre, la gioia dei profeti!
Tu, per l’annuncio dell’angelo,
generasti la gioia del mondo, il tuo Creatore e Signore.
Gioisci perché fosti degna di essere madre di Cristo.




26 dicembre
Santo Stefano primo martire

1. Il secondo giorno dell’ottava di Natale          
E' occupato ogni anno dalla memoria di Stefano il “primo martire”. Memoria che, contrariamente alla norma della nostra tradizione liturgica ambrosiana, viene celebrata anche se capita, com’è oggi il caso, nel giorno di domenica. Questo perché i testi biblici come quelli del Messale sono intrisi di temi “natalizi” relativi cioè al mistero della salvezza compiuto dal Signore Gesù nella sua natività “nella carne”, preannunzio della sua Pasqua.  Il Lezionario riporta, ogni anno, le seguenti lezioni bibliche: Lettura: Atti degli Apostoli 6,8-7,2a; 7,51-8,4; Salmo 30; Epistola: 2Timoteo 3,16-4,8; Vangelo: Matteo 17,24-27 o, in alternativa, Giovanni 15,18-22.  

2. Vangelo secondo Matteo 17, 24-27    

In quel tempo. 24Quando furono giunti a Cafarnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si  avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». 25Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». 26Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. 27Ma, per evitare di scandalizzarli, va’  al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».  


3. Commento liturgico pastorale      
La curiosa scena qui descritta è ambientata a Cafarnao dove Gesù arriva dopo aver molto peregrinato per la Giudea. Cafarnao, come si sa, è la patria di Pietro il quale viene avvicinato da «quelli che riscuotevano la tassa per il tempio», interessati a sapere se anche Gesù, come tutti gli ebrei, avrebbe pagato il dovuto per le spese di gestione del Tempio di Gerusalemme (v. 24).

La scena al v. 25 si sposta dalla strada alla “casa”, quella di Pietro, dove Gesù trova ospitalità e, in essa,  pone la domanda registrata nei vv. 25-26 a cui fa seguito (v. 27) l’ordine dato a Pietro in vista del pagamento della tassa per non creare “scandalo” tra coloro che lo seguono.

Nella sua domanda, con ovvia risposta, Gesù intende affermare, anche se indirettamente, la sua figliolanza divina che, di per sé, lo esonera dal pagare la tassa per il Tempio di Gerusalemme che è la casa di Dio, suo Padre!

Tuttavia, rivelando il suo animo paziente e comprensivo, Gesù non intende avvalersi del suo diritto di “figlio” per non “scandalizzare” ossia per non creare intoppo nel cammino di fede dei suoi discepoli i quali non sono ancora giunti a riconoscerlo qual egli è in verità: Figlio di Dio!

Di qui il sorprendente rinvenimento, nella bocca di un pesce, della moneta d’argento, con la quale Pietro avrebbe pagato la tassa per sé e per Gesù. Questo particolare, di difficile interpretazione, è stato più volte commentato da sant’Ambrogio e applicato proprio al protomartire Stefano, nella cui bocca si trova la “moneta d’argento” che è l’integrale potente annuncio del Vangelo di salvezza.

Il Vangelo ha, infatti, portato alla fede Saulo, il “persecutore” presente all’uccisione di Stefano. Egli, com’è noto, porterà “in tutto il mondo” l’annuncio e la testimonianza evangelica resa da Stefano “al popolo dei Giudei”. Si tratta certo  di un’interpretazione assai libera di sant’Ambrogio ma essa fa capire come per lui il martire santo Stefano riproduceva e ripresentava, nelle sue parole e nella sua morte, Gesù stesso che il libro dell’Apocalisse chiama il “testimone (=martire) fedele”.

Anche Stefano è irresistibile a motivo della sapienza e dello Spirito “con cui egli parlava” (Lettura: Atti degli Apostoli 6,10). Anche lui, al pari di Gesù, è stato accusato ingiustamente e da “falsi testimoni” (v. 13) e, nell’ora della morte fece sue le parole di abbandono di Cristo crocifisso: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (7,59) e quelle di perdono: «Signore, non imputare loro questo peccato»  (7,60).

Tutto ciò è stato ben compreso dalla preghiera della Chiesa che nell’odierno suo “rendimento di grazie” a Dio Padre così afferma: «Egli per primo versò il suo sangue a testimonianza del Signore e meritò di vedere nei cieli aperti il Salvatore risorto alla tua destra. Morendo, ripeteva le parole del  Maestro sulla croce e le confermava col proprio sangue. Dal Calvario Gesù aveva gettato il seme del perdono, e Stefano, suo vero discepolo, per chi lo lapidava innalzava la sua preghiera» (Prefazio).

Stefano, dunque, e dopo di lui tutti coloro che hanno versato, versano e verseranno il loro sangue “a testimonianza del Signore”, riproducono nella comunità ecclesiale il Signore Gesù che è venuto nel mondo rivestito della debolezza della “carne” per dare “testimonianza”, nella sua stessa persona, alla volontà divina di salvezza che abbraccia l’intera umanità.

Testimonianza che al pari di Stefano la Chiesa deve continuare a offrire anche agli uomini del nostro tempo, i quali sembrano non sopportare più «la sana dottrina» e si circondavano di «maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro le favole» (Epistola: 2Timoteo 3,16-4,8).

Il canto che accompagna il rito dello “spezzare il pane” mentre afferma: «Ieri il Signore è nato sulla terra, perché Stefano nascesse nel cielo. Ieri il nostro re si è degnato di visitare il mondo, perché Stefano entrasse nella gloria», spalanca davanti agli uomini la stupenda prospettiva di salvezza  rappresentata nella natività del Figlio di Dio e portata a compimento nell’ora della croce: “far nascere al cielo” e immettere l’uomo nella “gloria” di Dio, ovvero nella partecipazione alla sua stessa vita divina.

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19 dicembre 2010 - VI Domenica di Avvento


1. Domenica dell’incarnazione o della divina maternità di Maria
   

La tradizione liturgica della nostra Chiesa ambrosiana dedica l’ultima domenica dell’Avvento alla celebrazione  dell’incarnazione del Signore nel seno della Vergine Maria. Si vuole, in tal modo, condurre i fedeli a guardare al Bambino, nato a Betlemme, come il Figlio dell’Altissimo generato, come vero uomo, nel seno della Vergine Maria, per opera dello Spirito Santo.

La presente domenica, perciò, vuole aprire i nostri cuori alla grandezza e alla stupenda bellezza dei disegni di Dio che tutti ci riguardano e che comportano la venuta salvifica nel mondo del suo Figlio Unigenito che noi, con fede integra, confessiamo “vero Dio e vero uomo”. Di conseguenza con stupore di fede riconosciamo  la Vergine Maria come “vera madre” del Figlio di  Dio fatto uomo!

Il Lezionario propone ogni anno i seguenti brani biblici: Lettura: Isaia 62,10-63,3b; Salmo 71; Epistola: Filippesi 4,4-9; Vangelo: Luca 1,26-38a. Nella Messa vigiliare del sabato si legge Giovanni 20,11-18 quale Vangelo della risurrezione.


2. Vangelo secondo Luca, 1,26-38a.

In quel tempo. 26L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27ad una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». 29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».    


3. Commento liturgico-pastorale      

Il racconto di Luca trova la sua ispirazione nelle diverse scene bibliche di “annunciazione” di concepimenti e di nascite del tutto singolari come, ad esempio, quella di Sansone, narrata nel libro dei Giudici (13,1-7). Nei versetti iniziali (26-27) l’evangelista, mentre ambienta il suo racconto a livello temporale e spaziale, è particolarmente interessato a mettere in evidenza la condizione della destinataria dell’annuncio: Maria, “una vergine”. Tale sottolineatura prepara l'annunzio della sua singolare maternità dovuta esclusivamente all’intervento di Dio.

I vv. 28-33 riportano il contenuto dell’annuncio diretto a Maria, salutata dall’angelo come «piena di grazia», a motivo del favore divino del tutto sorprendente e gratuito che guarda proprio a lei, una “donna”, una “vergine” non appartenente certo alle classi sociali più elevate.

Il v. 29 registra il “turbamento”, anzi, il forte spavento avvertito inizialmente da Maria e che viene fugato dalle successive parole dell’angelo, finalmente rivelatrici dei disegni divini su di lei (vv. 30-33.35-37). Esse annunziano la sua imminente maternità, quella di “un figlio” che porterà il nome di Gesù (=Dio salva), indicativo della sua missione nel mondo quale “figlio dell'Altissimo”, nel quale si realizza l’antica promessa fatta da Dio al re Davide: «io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno... io renderò stabile il trono del suo regno per sempre» (2Samuele 7,12-13).

Con queste parole viene annunziata la funzione regale di Gesù. Egli “regnerà per sempre”, non solo “sulla casa di Giacobbe” (v. 33) ma sull’intera famiglia umana, una volta liberata dai suoi nemici e mortali oppressori nell’ora della croce. È quanto viene profeticamente annunziato nella Lettura dove si parla di un personaggio misterioso: «che viene da Edom, da Bosra con le vesti tinte di rosso, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza» (Isaia 63,1) e nel quale riconosciamo il Signore Gesù che, con la sua incarnazione, avvia quell’opera di salvezza e di liberazione dell’uomo che porterà a compimento nella sua Pasqua di morte e di risurrezione.

Il v. 34 registra un secondo intervento di Maria riguardante la sua condizione di “vergine”, al quale fa seguito la nuova risposta dell’angelo (vv. 35-37) che rivela come l’annunciata maternità non sarà ascrivibile a un intervento umano, ma soltanto all’intervento divino mediante l’azione dello Spirito Santo. Le successive parole angeliche (v. 35b) segnano il culmine della rivelazione riguardante il figlio concepito dalla Vergine: non solo “figlio dell’Altissimo”, non solo “figlio di Davide” e, dunque il re, il Messia, ma: «sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio» in senso proprio ed esclusivo.

Gesù, dunque, è il Figlio di Dio ed è il figlio di Maria, la “vergine”. Ciò è possibile solo a Dio, per il quale «nulla è impossibile» come, ad esempio,  rendere madre Elisabetta una parente di Maria che, nella sua vecchiaia, ha concepito anch’essa un figlio (v. 36).    
Il racconto si conclude al v. 38 con il “sì” di Maria che la pone nel numero dei “servi del Signore”, vale a dire di coloro che si consegnano con decisione fedele e irrevocabile alla volontà di Dio. Questo “sì” di Maria, che “avvicina il Signore” a ogni uomo, è il motivo della gioia evangelica a cui ci invita l’Apostolo: «Fratelli, siate lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti» (Epistola: Filippesi 4,4) e che viene così motivato nella preghiera liturgica: «O scambio di doni mirabile! Il creatore del genere umano, nascendo dalla Vergine intatta per opera dello Spirito Santo, riceve una carne mortale e ci elargisce una vita divina» (Alla Comunione).

La stessa preghiera liturgica ci consegna, nel cuore della celebrazione, una sintesi davvero mirabile del “mistero” della Vergine-Madre annunciato nelle Scritture. Ella: «accogliendo con fede illibata l’annunzio dell’angelo, concepì il tuo Verbo rivestendolo di carne mortale; nell’esiguità del suo grembo racchiuse il Signore dei cieli e il Salvatore del mondo e per noi lo diede alla luce, serbando intatta l’integrità verginale» (Prefazio I).

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12 dicembre 2010 - V Domenica di Avvento


1. La domenica del Precursore
    

Viene oggi posta in rilievo, nel cammino di Avvento, la figura e  la specifica “missione” del precursore del Signore, di Giovanni il Battista. Per questo il Lezionario propone come Lettura un testo composto rispettivamente da Michea 5,1 e Malachia 3,1-5a.6-7b. L'Epistola è presa da Galati 3,23-28 e il Vangelo da Giovanni 1,6-8.15-18. Alla Messa vigiliare vespertina del sabato viene proclamato Giovanni 21,1-14 quale Vangelo della risurrezione.    


2. Vangelo secondo Giovanni 1,6-8.15-18    

In quel tempo. 6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perchè tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 15Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». 16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17Perchè la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.     


3. Commento liturgico-pastorale      

Il brano è preso dal “prologo” del Vangelo secondo Giovanni (1,1-18). Di esso vengono oggi letti i vv. 6-8 appartenenti alla terza strofa che introduce la figura di Giovanni il Battista come “testimone” qualificato del Figlio di Dio che viene nel mondo e i vv. 15-18 appartenenti all’ultima strofa. In particolare il v. 15 riporta il contenuto essenziale della “testimonianza” resa da Giovanni, mentre i vv. 16-17 offrono la testimonianza nel Signore Gesù Cristo da parte della comunità cristiana delle origini. Il v. 18, infine, proclama solennemente che Gesù è il Figlio Unigenito, unico “rivelatore” del Padre.    

Proclamato nel contesto della preparazione al Natale del Signore il brano pone in luce la figura di Giovanni il Battista che appare, con tutto il rilievo dovuto, nel momento in cui la storia della salvezza giunge a un suo culmine, qual è appunto la venuta nel mondo del Figlio di Dio. Giovanni, perciò, viene indicato come uomo “mandato” da Dio, così come Gesù stesso è “mandato” dal Padre e come lo sono stati i profeti scelti e “mandati” da Dio al suo popolo.    

Tra di essi, Malachia, manifestando la volontà di Dio a venire di persona tra il suo popolo, dice che, per questo, si farà precedere da un suo «messaggero a prepare la via davanti a me»; un messaggero «che io manderò» (Lettura: Malachia, 3,1).    

In ragione di questo “mandato” (Gv 1,6) Giovanni è “testimone” autorevole di Gesù, il Figlio di Dio che viene nel mondo come “luce” ossia portatore della rivelazione di Dio che è luce di vita e di salvezza. Lui solo, infatti, il Figlio unigenito che “è nel seno del Padre” (v. 18) ha “visto” e conosce Dio!    

Il “mandato” e la “testimonianza” di Giovanni, nei disegni divini, devono ottenere l'adesione di fede nel Signore Gesù di tutti gli uomini! In lui solo, e solo da lui, come leggiamo nell'iniziale professione di fede contenuta nel v. 17, essi possono trovare e ricevere “grazia su grazia”. Prima di Gesù, infatti, gli uomini erano come «custoditi e rinchiusi sotto la Legge», quella data da Dio per mezzo di Mosè, e che l’apostolo Paolo descrive come “pedagogo” (Epistola: Galati 3,23-24), ossia come un provvisorio accompagnatore dell’umanità verso Cristo, dalla cui “pienezza” divina discende sull’umanità “grazia su grazia”, ossia la salvezza in tutta la sua portata e in tutta la sua efficacia.    

Mentre accogliamo con cuore disponibile la “testimonianza” di Giovanni e riconosciamo che Gesù è il Figlio Unigenito di Dio, venuto nel mondo, crediamo che, con la sua apparizione tra gli uomini i disegni e le divine promesse finalmente si sono attuati. In Cristo, infatti, ha fatto il suo personale ingresso nel mondo Dio stesso (cfr. Malachia 3,1). In lui ha ricevuto lo splendore della divina rivelazione che, come luce, finalmente dirada le tenebre dell’incredulità e della morte che gravano sul mondo.    

Non solo, pieni di ammirato stupore, proclamiamo che Gesù, unico, porta nel mondo la “grazia”; anzi “grazia su grazia”, ossia, non solo la redenzione, la liberazione dal potere del male, ma specialmente il dono e la partecipazione alla vita stessa di Dio come “figli”. La preghiera liturgica così interpreta e traduce la traboccante pienezza di grazia che, in Cristo, viene a noi dal Cielo: «La nostra redenzione è vicina, l'antica speranza è compiuta; appare la liberazione promessa e spunta la luce e la gioia dei santi» (Prefazio).    

La “missione” e la “testimonianza” di Giovanni la compie, ora, la comunità del Signore, la Chiesa. Essa sa di non essere la “luce” ma essendo stata “illuminata” e, avendo accolto Gesù “luce nel mondo”, non può fare a meno di dare una tale “testimonianza” autorevole all’uomo di oggi con la parola evangelica, la bella e la buona notizia: il figlio Unigenito ci ha detto che Dio è Padre e rivela la sua paternità riversando per mezzo di lui sul mondo “grazia su grazia”. E questa parola di luminosa rivelazione la Chiesa continuamente annuncia e trasmette a un mondo che vive nello smarrimento, nella paura, nell’angoscia.  

Intanto, ogni domenica, radunati in santa assemblea riceeviamo la “testimonianza” della divina liturgia che diffonde la luce della Parola e la grazia del cibo eucaristico, e che così ci fa pregare: «Rivelati, o tu che siedi sui cherubini! Manifesta la tua potenza e vieni, Signore, a salvarci. Volgiti a noi, o Dio onnipotente, guardaci dal cielo e vieni, Signore, a salvarci» (All’Ingresso).

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5 dicembre 2010 - IV Domenica di Avvento


1. L’ingresso messianico del Signore      

La tradizione liturgica della nostra Chiesa ambrosiana ha marcato questa domenica di Avvento con la proclamazione della pericope evangelica riguardante l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme letto in chiave di epifania del Messia e per orientare, così, la comprensione del mistero del Natale del Signore. Il Lezionario, pertanto, riporta i seguenti brani biblici: Lettura: Isaia, 40,1-11; Salmo: 71; Epistola: Ebrei 10,5-9a; Vangelo: Matteo 21,1-9: Nella Messa vigiliare vespertina viene letto Matteo 28,8-10 come Vangelo della risurrezione.  


2. Vangelo secondo Matteo 21,1-9      

1In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due discepoli, 2dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. 3E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». 4Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: 5«Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma». 6I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: 7condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. 8La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. 10La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava:  «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».  


3. Commento liturgico-pastorale      

Il brano evangelico inaugura la sezione riguardante l’attività di Gesù in Gerusalemme (Mt 21,1-23,39) che prelude agli avvenimenti conclusivi della sua vita terrena con la sua morte e risurrezione. Viene proclamato in questa domenica con lo scopo di indirizzare i fedeli a vedere, nel Natale di Gesù, il compimento delle promesse  riguardanti l’invio nel mondo del Messia e Salvatore del quale, il testo di Matteo, traccia un chiaro peculiare profilo.

Il brano può essere così suddiviso: i primi tre versetti, con la precisa ambientazione dell’evento, descrivono i preparativi dell’“ingresso” di Gesù in Gerusalemme; i vv. 4-5 chiariscono, alla luce delle parole del profeta Zaccaria 9,9, l’identità del Messia che entra nella Città santa; i vv. 6-9, infine, descrivono i fatti legati all’ingresso del Signore, ponendo in rilievo il ruolo dei discepoli (vv. 6-7) e quello della folla con le acclamazioni di lode e di giubilo mutuate dal Salmo 118,25.

Proclamato nel tempo di Avvento, il presente brano evangelico, preludio alla passione, morte e risurrezione del Signore, va letto specialmente nella sua capacità di tracciare l’identità del Messia del quale l’evangelista Matteo rimarca i tratti della “mitezza” e della “mansuetudine”. Non a caso nella citazione del profeta Zaccaria al v. 5 viene dato risalto unicamente al carattere “pacifico” della venuta del Messia in mezzo al suo popolo e alla sua mansuetudine con il rilievo dato alla cavalcatura da lui scelta: “un’asina” con il suo “puledro” e non splendidi cavalli come erano soliti fare i re dell’epoca.

I Padri e gli antichi scrittori cristiani hanno poi visto rappresentati “nell’asina” e nel suo “piccolo” rispettivamente il popolo di Dio della Prima Alleanza e quello  preso da tutte le “genti”. Gesù, il Messia, viene, perciò, a portare “pace” e salvezza a tutti i popoli della terra.

Tali tratti caratterizzanti il Messia sono pure riscontrabili nell’annunzio profetico che è risuonato nelle prime parole della Lettura: «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta»; e specialmente in quelle conclusive: «Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri» (Isaia 40,1-2.11).

Le Divine Scritture, in tal modo, imprimono nei nostri cuori un impulso interiore capace di orientarli verso Gesù, il Signore, che nel mistero del suo primo ingresso nel mondo, viene nella amabilità e nella piccolezza del Bambino. Egli, in verità, viene a recare salvezza, liberazione, redenzione come canta il Prefazio della Messa: «...nella pienezza dei tempi hai mandato (o Dio) lo stesso tuo Verbo nel mondo perché, vivendo come uomo tra noi, ci aprisse il mistero del tuo amore paterno e, sciolti i legami mortali del male, ci infondesse di nuovo la vita eterna del cielo».

Tutto ciò induce a  unire le nostre voci a quelle della moltitudine di Gerusalemme (Matteo 21,9) nel lodare e “benedire” Dio per aver mandato il Messia, il suo figlio Gesù come nostra “salvezza”. In pari tempo comprendiamo che viene chiesto anche a noi di assumere lo stesso atteggiamento del “re di pace”: imparare cioè a vivere come uomini di pace nella mansuetudine e nella mitezza e, soprattutto, accettare di vivere in questo mondo con gli stessi sentimenti e atteggiamenti del Figlio di Dio così riassunti nell’Epistola: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà» (Ebrei 10,9).

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In queste pagine potete trovare il commento alla liturgia domenicale e festiva secondo il RITO AMBROSIANO, curata da don Alberto Fusi.

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