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Pensare alla morte/pensare la morte

Gli adolescenti ci sembrano molte volte pronti a ridere su tutto e di tutti. A non prendere mai niente davvero sul serio. Non è così con la morte, che ha sempre una forte presa su di loro.

Ne parlo con un prete amico durante una passeggiata in montagna. Mi dice che ai funerali i ragazzi hanno reazioni emotive intense ma labili. “Non ti dimenticheremo mai”, e dopo un mese, invece… A me sembra però che la morte occupi i pensieri degli adolescenti più di quanto appaia. Non è un pensiero depressivo, né un insano chiodo fisso. La risonanza della morte di alcuni adulti: nonni, zii, parenti, con i quali i ragazzi hanno potuto sperimentare una vicinanza diversa da quella con i genitori. Più libera, disponibile, aperta alle esperienze condivise. Meno logorata dalla responsabilità educativa dei genitori. Questi cari defunti vengono idealizzati e diventano i depositari di ciò che si vorrebbe da un adulto. Maestri di vita, persone che hanno saputo matenere dell’adolescente un’immagine di speranza e di positività.

Così Marco, durante un test, inizia a raccontare dell’ultima uscita in barca con lo zio, prima che morisse investito mentre era sceso dall’auto per prestare soccorso ad una persona coinvolta in un incidente. Una giornata luminosa, sul mare, iniziata all’alba, culminata nell’incontro con un banco di pesce azzurro. Loro due soli, sereni, liberi. Per sempre.

Così Simone vorrebbe un tatuaggio con il suo nome e due oggetti: una pistola e un paracadute. In questo modo vuole mantenere viva in sé la memoria di due cugini di sua madre, morti di recente, con i quali la madre ha trascorso la giovinezza. Oggetti che esprimono il suo vitalismo e che evocano il rischio e la sfida alla morte, che non sempre si può vincere. Intessere la propria vita che va affermandosi con un ‘memento mori’, ricordando che si deve morire, magari in modo drammatico o improvviso.

E così molti altri, che sfidano, in un modo tutto di testa (con la musica, le letture), o con il proprio corpo il dolore e la morte. Forse per rassicurarsi sulla morte di se stessi bambini che l'adolescenza porta con sé, e non senza dolore e lutto. Forse perché capiscono, a volte meglio di noi adulti, che i progetti di vita non si realizzano in modo semplice. Capiscono che vita e morte non sono in opposizione, ma si intrecciano e fanno parte di un unico ciclo e di un unico Progetto.  

Pubblicato il 23 agosto 2010 - Commenti (1)

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Postato da bastardobuono il 30/08/2010 02:18

Troppo bella questa lettere per restare senza nessun comment ^^ Trovo sia parecchio bella, nella prima parte riguardo ai ragazzi che vanno ai funerali vorrei risponderti dicendoti che quando alcuni ragazzi muoiono sulle strade vedi messaggi, lettere ecc però poi chissà se abbiano davvero capito che non bisognerebbe correre troppo sulle strade.... Da adolescente posso dirti che non sempre i parenti morti vengono idealizzati, io per esempio non ho molti parenti alcuni sono morti quando ero piccolo altri sono lontani e non li vedo da vari anni, quindi cerco i mie idoli in gente un po' diversa magari cantanti, regisiti ecc cercando di riuscire a essere simile a loro in successo o come persona ovvero prendo il buono... "Forse per rassicurarsi sulla morte di se stessi bambini" Molti crescono senza problemi e diventano adulti dimenticandosi delle sensazioni, esperienze e soprattutto di come si sentivano quando erano bambini ma io fortunatamente non credo lo dimenticherò.... il bambino che è in me è solo cresciuto fisicamente ma non mentalmente XD

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Autore del blog

Mio figlio l'adolescente

Fabrizio Fantoni

Fabrizio Fantoni, 55 anni, sposato, tre figli. Psicologo psicoterapeuta, esperto di adolescenti.

 

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