Don Sciortino

di Fabrizio Fantoni

Fabrizio Fantoni, 54 anni, sposato, tre figli. Psicologo psicoterapeuta, esperto di adolescenti.

 
23
ago

Pensare alla morte/pensare la morte

Gli adolescenti ci sembrano molte volte pronti a ridere su tutto e di tutti. A non prendere mai niente davvero sul serio. Non è così con la morte, che ha sempre una forte presa su di loro.

Ne parlo con un prete amico durante una passeggiata in montagna. Mi dice che ai funerali i ragazzi hanno reazioni emotive intense ma labili. “Non ti dimenticheremo mai”, e dopo un mese, invece… A me sembra però che la morte occupi i pensieri degli adolescenti più di quanto appaia. Non è un pensiero depressivo, né un insano chiodo fisso. La risonanza della morte di alcuni adulti: nonni, zii, parenti, con i quali i ragazzi hanno potuto sperimentare una vicinanza diversa da quella con i genitori. Più libera, disponibile, aperta alle esperienze condivise. Meno logorata dalla responsabilità educativa dei genitori. Questi cari defunti vengono idealizzati e diventano i depositari di ciò che si vorrebbe da un adulto. Maestri di vita, persone che hanno saputo matenere dell’adolescente un’immagine di speranza e di positività.

Così Marco, durante un test, inizia a raccontare dell’ultima uscita in barca con lo zio, prima che morisse investito mentre era sceso dall’auto per prestare soccorso ad una persona coinvolta in un incidente. Una giornata luminosa, sul mare, iniziata all’alba, culminata nell’incontro con un banco di pesce azzurro. Loro due soli, sereni, liberi. Per sempre.

Così Simone vorrebbe un tatuaggio con il suo nome e due oggetti: una pistola e un paracadute. In questo modo vuole mantenere viva in sé la memoria di due cugini di sua madre, morti di recente, con i quali la madre ha trascorso la giovinezza. Oggetti che esprimono il suo vitalismo e che evocano il rischio e la sfida alla morte, che non sempre si può vincere. Intessere la propria vita che va affermandosi con un ‘memento mori’, ricordando che si deve morire, magari in modo drammatico o improvviso.

E così molti altri, che sfidano, in un modo tutto di testa (con la musica, le letture), o con il proprio corpo il dolore e la morte. Forse per rassicurarsi sulla morte di se stessi bambini che l'adolescenza porta con sé, e non senza dolore e lutto. Forse perché capiscono, a volte meglio di noi adulti, che i progetti di vita non si realizzano in modo semplice. Capiscono che vita e morte non sono in opposizione, ma si intrecciano e fanno parte di un unico ciclo e di un unico Progetto.  

Pubblicato il 23 agosto 2010 - Commenti (1)
17
ago

Genitori disperati

Incontro a volte genitori in forti difficoltà. Hanno figli adolescenti ‘giovani’, cioè dai 13 ai 15 anni, per lo più maschi. Non sanno più che cosa fare. Non riescono a contenerli. Atteggiamenti disponibili e comprensivi vengono manipolati dai ragazzi a proprio uso e consumo. Interventi fermi e decisi cozzano contro la rigidità del figlio. I castighi si spuntano di fronte all’ostentato disinteresse del ragazzo. Peggio ancora, reazioni esasperate dei genitori, che arrivano magari a colpire fisicamente il figlio, possono provocare reazioni uguali e contrarie (ma tanto più dolorose) da parte del ragazzo.

Non è vero che non ci sia più nulla da fare,  e che magari occorra pensare all’allontanamento come all’unica via d’uscita (il classico «Ti mando in collegio!» nelle sue versioni più aggiornate). Occorre una ricostruzione della storia del ragazzo e delle relazioni in famiglia, paziente e condivisa. Cercare di dare un senso ai cambiamenti intervenuti, e che non sempre hanno trovato nei genitori altrettanta disponibilità al cambiamento dei propri comportamenti. Ritrovare il valore degli atteggiamenti educativi, che non si impongono di per sé, ma solo in una ricerca comune di significati.

Spesso, si tratta di un periodo. Tra la terza media e il primo/secondo anno di scuola superiore. E’ la fase in cui maggiore è la distanza tra il corpo e la mente. Il primo è scosso dalle trasformazioni puberali, che mettono l’adolescente di fronte alla novità di poter esprimere con una forza inusitata i propri desideri, quelli vecchi e quelli nuovi, che hanno a che fare con l’aggresività e la sessualità.  La seconda, la mente, invece ha un ritmo di crescita più lento, e arranca. Con i 16-17 anni, gradualmente, la distanza fra i due si riduce e sparisce, e si riesce a ragionare di nuovo insieme. Nel frattempo ci vuole pazienza, senza mollare il timone e mantenendo la rotta anche nella tempesta.

Pubblicato il 17 agosto 2010 - Commenti (0)
04
ago

Ancora sugli amori estivi

Riprendo, dopo una breve pausa, il tema degli amori estivi, che è stato anche affrontato nel servizio di copertina di Famiglia Cristiana del 18 luglio. Per restare ai 14-16enni, mi sembra che una differenza fondamentale tra ragazzi e ragazze sia il ruolo attribuito alla relazione amorosa nella vita dei ragazzi.

Per le ragazze, essa è spesso un’esperienza centrale e che vitalizza la quotidianità. Quando sono innamorate, pensano spesso al ragazzo, la ‘storia’ con lui è al di sopra di ogni altra cosa, e ciò dà loro buon umore, serenità (quando le cose vanno bene…). L’innamoramento è molto pensato ed è oggetto di scambi  con le amiche, raccontando o, ancor di più, scrivendone sulle chat di msn e fb. Questa attività di pensiero non è sempre anche fonte di riflessione e di ragionamento: più spesso è narrazione (io gli ho detto, poi lui mi ha detto, abbiamo fatto…) o proiezione nel futuro (che cosa farà… mi piacerebbe che… penso di dirgli…). Inoltre, tutto questo pensare e parlare non esclude affatto la dimensione anche corporea della sessualità. Anzi, in questo le ragazze non sembrano così lontane dai comportamenti maschili...

I ragazzi invece vivono spesso la relazione con una coetanea con un coinvolgimento diverso: intenso, ma che non deve togliere spazio ad altro. C’è la ragazza, ma ci sono anche gli amici, lo sport, le altre attività. E’una ‘prima inter pares’. Questa diversa prospettiva è spesso fonte di conflitti nella coppia: la ragazza vorrebbe più tempo, maggiore dedizione. Vorrebbe che il ragazzo pensasse a lei quanto lei pensa a lui, ma il più delle volte non è così. Per molti ragazzi, è un’esperienza interessante, appagante, ma non più importante delle altre che riempiono la loro vita.

Ci sono per contro alcuni ragazzi che investono in modo assai intenso la relazione con la ragazza e la vivono in modo più simile a quello femminile. Sono sempre insieme a lei, e perciò si allontanano dal gruppo degli amici. Diventano totalizzanti e dipendenti. Sembra che vedano nella ragazza una riedizione dell’amore materno, dal quale si sono faticosamente staccati da poco. Per loro è difficile dare a queste ‘storie’ il carattere proprio di sperimentazioni adolescenziali. Quando poi la storia finisce, vanno incontro a vicende dolorose, a esplosioni emotive per loro difficili da pensare e che richiedono grande attenzione da parte degli adulti che gli stanno vicini. Tutto ciò si può chiamare amore? Penso di no. E’ meglio parlare di innamoramenti, magari anche lunghi. L’amore è una esperienza più complessa, che ha a che vedere con le scelte importanti e i progetti di vita delle persone. Va lasciato ad un’età più matura e definita.

Pubblicato il 04 agosto 2010 - Commenti (1)
Periodici San Paolo S.r.l. Sede legale: Piazza San Paolo,14 - 12051 Alba (CN)
Cod. fisc./P.Iva e iscrizione al Registro Imprese di Cuneo n. 00980500045 Capitale sociale € 5.164.569,00 i.v.
Copyright © 2012 Periodici San Paolo S.r.l. - Tutti i diritti riservati