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Ragazzi che non imparano la matematica

Sicuramente Emanuele è un ragazzo di buona intelligenza, brillante nelle argomentazioni, risoluto nelle affermazioni, rispettoso ma talvolta caparbio nelle sue convinzioni. Gli piace incrociare le armi della polemica, del contraddittorio, con i coetanei ma soprattutto con gli adulti, e lo fa con ricchezza verbale e proprietà di linguaggio.

Eppure… consigliato dagli insegnanti delle medie di frequentare il liceo scientifico per i buoni risultati conseguiti in tutte le discipline, si è iscritto al primo anno della sperimentazione informatica, ma ha incontrato notevoli difficoltà nello studio. E’ passato in II nel liceo scientifico ordinario, ma a metà anno ha abbandonato la scuola, per gli esiti decisamente negativi e stati di malessere derivanti dalle faticose relazioni familiari. Ad un certo punto, la sua rivolta (inconsapevole) lo aveva portato addirittura a sovvertire l’alternanza del giorno e della notte, restando sveglio per la maggior parte delle ore notturne e prendendo sonno solo alle prime luci dell’alba. Ora sta ripetendo il II anno, con buoni risultati in molte materie… tranne matematica. Pur avendo buon intuito, non si applica con continuità, e i risultati sono decisamente scadenti.

Anche Mathias è un ragazzo dalle ottime potenzialità intellettive: intuizioni vivaci, uno stimolante contesto familiare. Ha un pensiero logico forte e consequenziale. Con le parole se la cava benissimo. E’ iscritto anche lui al liceo scientifico, in primo anno. Il suo andamento scolastico è alterno, anche a causa di una situazione personale e familiare complessa e delicata. Mathias infatti utilizza buona parte del suo tempo a tramare contro genitori ed insegnanti, ad escogitare modi per ingannare gli adulti che lo circondano, in primo luogo per liberarsi da un controllo severo, a volte esasperato, che i suoi genitori mettono in atto.  E’ oppositivo e in-sofferente. Malgrado tutto ciò, riesce comunque a mettere a segno buoni risultati in alcune materie, come il latino, l’italiano  e l’inglese. Ma non in matematica…

Sono molti i ragazzi che incontrano difficoltà in matematica, e non sempre per carenze di base o difficoltà specifiche nell’apprendimento. I loro risultati sono in contrasto con le loro buone capacità logiche, con l’intuito che mostrano anche in ambito scientifico e numerico. Certo, spesso scontano una carenza di esercizio e talvolta, a causa delle loro personalità combattive e non sempre controllate, arrivano allo scontro con l’insegnante per le loro inadempienze.

Mi viene da pensare però che ci sia dell’altro, e non soltanto la carenza di impegno nel lavoro a casa. Noto che spesso si tratta di ragazzi piuttosto refrattari alle norme dei ‘grandi’, strenui difensori della propria libertà personale contro il controllo messo in atto dai genitori e dagli altri adulti.

Forse c’è qualche collegamento tra gli elementi caratteriali di oppositività e di conflitto con le norme sociali che alcuni ragazzi, come i due citati, manifestano (sia pure in modi diversi)  e la difficoltà ad accettare la ‘sottomissione’ alle norme operative della matematica sui numeri, l’adesione alle quali non sembra avere altra giustificazione che un obbligo interno alla materia stessa. La matematica è la più astratta delle conoscenze, pur avendo delle applicazioni concrete così necessarie per la nostra vita. I suoi elementi sono ì lontani dalla concretezza: i numeri, le lettere, le forme geometriche… Chi non ricorda le prime lezioni di geometria in cui l’insegnante, disegnando un punto con il gesso sulla lavagna, subito avverte : “Questo NON è un punto, perché il punto è un’entità geometrica senza dimensioni” e così via con la retta, il piano, lo spazio… Anche i  rapporti tra gli enti matematici e geometrici seguono regole stabilite formalmente, che non si possono discutere. Prendere o lasciare. Un’alternativa difficile da accettare per i ragazzi di cui sto parlando. In più la matematica mi appare come la materia dove più è necessario sottoporsi ad una disciplina interna ferrea, tanto nell’attenzione costante alle spiegazioni, quanto nell’esercizio domestico; e ciò appare molto difficile ad Emanuele e Mathias, che faticano ad accogliere le richieste degli adulti di rispettare la disciplina, l’autorità, le regole formali del comportamento. Ragazzi che hanno sempre bisogno di essere rassicurati sui legami affettivi con gli altri, perché hanno paura che rispettare la disciplina significhi doversi sottomettere ad un’autorità rigida e poco affettuosa come quella che hanno sperimentato in famiglia. Le mie sono riflessioni che nascono da una pratica quotidiana che non è quella specifica del matematico. Mi piacerebbe invece sapere che cosa ne pensano i matematici di professione…    

Pubblicato il 20 gennaio 2012 - Commenti (2)

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Postato da mghiri il 11/02/2012 10:53

si potrebbe sintetizzare la risposta alla domanda del perchè la matematica è così difficile: perchè studiare la matematica si fa fatica., così come studiare le regole del latino o del greco. Nelle altre materie ti puoi arrangiare, in italiano o in filosofia se fissi il concetto, sei a posto. In matematica no, se metti un più al posto di un meno, così come pensa anche Bastardobuono, il risultato è completamente sbagliato. Questa è selezione pura, chi supera ingegneria difficilmente è incapace di risolvere un problema di matematica, quindi vuol dire che non solo gli interessa la materia, ma vince la sfida contro la pigrizia mentale. Purtroppo se poi rimane come i letterati senza lavoro, questo è un altro problema che la cultura media non riesce a risolvere.

Postato da bastardobuono il 22/01/2012 20:31

sicuramente tu hai analizzato la cosa da un punto di vista psicologico mi riferisco alla parte dove dici che la matematica ha regole precise non discutibili e i ragazzi fanno fatica a impararla poichè non vogliono "sottomettersi" a queste regole, io ti posso solo dare un parere da ragazzo di un 4 superiore che in matematica avrà un 4 massimo ( credo più sul 2-3). A mio parere non la si studia sia perchè richiede un impegno giorno per giorno altrimenti non riesco, mi spiego meglio: in letteratura o chimica se non so un argomento posso continuare a studiare quello che viene dopo e poi recuperare quel modulo che non sapevo, in matematica in teoria sarebbe possibile ma in pratica no poichè se non sai trovare l'equazione di una parabole non puoi pretendere di saper fare l'ellisse o l'iperbole perchè le ultime 2 sfruttano le conoscenze che si dovrebbero avere quando si sa risolvere un problema sulla parabola. Molti miei amici, e anche io l'ho fatto. studiano i moduli tutti in un giorno, aiutandosi con le sintesi, quando il giorno dopo hanno il compito: farlo con la matematica è impossibile, aggiungo anche che in matematica se ti distrai un attimo e salti un passaggio alla lavagna ( di un problema, di una disequazione o quello che sia) poi non sempre riesci a capire, io mi annoio a matematica e penso che per molti dei mie compagni di classe sia lo stesso unito al fatto che mi distraggo spesso, e il prof mi becca proprio quando sono distratto, non credo di aver molte speranze in questa materia... ho avuto 3 prof diversi e più o meno è sempre uguale. detto in modo abbastanza superficiale sembrano un accozzaglia di formule, numeri e lettere messi lì per far rincretinire noi studenti...

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Fabrizio Fantoni

Fabrizio Fantoni, 55 anni, sposato, tre figli. Psicologo psicoterapeuta, esperto di adolescenti.

 

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