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Presenti all'arrivo del regno

Trasfigurazione di Giovanni Battista Paggi (1554-1627). Firenze, San Marco.
Trasfigurazione di Giovanni Battista Paggi (1554-1627). Firenze, San Marco.

"In verità io vi dico:
vi sono alcuni,
qui presenti,
che non morranno
prima di aver
visto giungere
il regno di Dio
nella sua potenza
".


(Marco 9,1)

Frase a prima vista sconcertante, questa, per quel rimando alla generazione contemporanea di Gesù che sarebbe spettatrice o della venuta del regno di Dio (così nel passo qui citato di Marco 9,1 e in Luca 9,27) o del «Figlio dell’uomo che viene nel suo regno », secondo la variante di Matteo (16,28). Fermo restando che gli evangelisti spesso riprendono le parole di Gesù Cristo incarnandole nel contesto ecclesiale in cui essi sono immersi, sorge spontanea una domanda: cosa s’attendevano di vedere quei primi cristiani durante la loro vita terrena?

Le risposte date dagli esegeti sono diverse: Gesù allude alla successiva epifania gloriosa della sua trasfigurazione oppure alla sua risurrezione, o ancora alla distruzione di Gerusalemme del 70, tutti segni espliciti e “visibili” della venuta del regno di Dio nella storia. In realtà, il centro della questione è in quel «regno di Dio», uno dei temi portanti della predicazione di Gesù, da lui desunto dall’Antico Testamento e sviluppato in modo originale. Si tratta di una metafora per descrivere il progetto trascendente ed eterno di Dio nei confronti della storia umana. Cristo afferma di essere venuto a rivelarlo e a metterlo in opera.

Ora, poiché il regno è una realtà eterna, voluta da Dio per trasformare l’essere, è in sé “puntuale”, è già “ora” e sempre; tuttavia, esso si insedia visibilmente nella storia che è fatta di uno sviluppo, di un “prima” e di un “poi” e, quindi, avrà diverse fasi di attuazione. L’azione di Cristo rende presente il regno di Dio già da adesso: «Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto tra voi il regno di Dio» (Matteo 12,28); «il regno di Dio non viene in modo da attrarre l’attenzione e nessuno può dire: “Eccolo qui, o eccolo là!”. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi» (Luca 17,21).

Eppure, il regno dei cieli è una realtà che dovrà innervare il futuro e, quindi, è ancora da attendere. Allora, la frase citata di Gesù invita a riconoscere la presenza del regno nella persona e nell’opera di Cristo: la salvezza che egli compie con le sue guarigioni e i suoi esorcismi mostra che quel progetto salvifico è già in azione e allarga i suoi confini sottraendo spazio al Male. I contemporanei sono invitati a scoprirne la presenza viva ed efficace proprio nella figura di Gesù.

Tuttavia, non si deve immaginare che Gesù pensi già a una sorta di fine del mondo e alla sua venuta ultima e definitiva già entro la sua generazione, dopo la sua morte e risurrezione. Ci sono, infatti, varie sue affermazioni – soprattutto all’interno del cosiddetto “discorso escatologico” (Matteo 24-25; Marco 13; Luca 21) – ove a questo presente s’intreccia il futuro della pienezza non ancora compiuta nella sequenza del tempo a cui noi tutti apparteniamo, sia pure in epoche differenti.

In sintesi, il regno di Dio, essendo eterno, abbraccia e supera il tempo e, quindi, si svela in azione in modo forte con Cristo, la sua opera, la sua parola e la sua Pasqua durante quella generazione, ma anche nelle successive. Esso, però, si proietta nel futuro fino alla “pienezza dei tempi”, quando il regno avrà raggiunto la sua attuazione perfetta e conclusiva.

Pubblicato il 18 ottobre 2012 - Commenti (2)

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Postato da Teresi Giovanni il 18/10/2012 20:38

La trasfigurazione costituisce un’anticipazione della risurrezione e Gesù è presentato come la guida che introduce i discepoli nel regno di Dio. Negli atti del Vangelo, sia di Marco che di Matteo, la trasfigurazione assume un ruolo molto significativo: Pietro aveva professato la messianicità di Gesù (16,16). Il racconto della trasfigurazione risponde a problemi tipici della comunità primitiva, mettendo chiaramente in luce la novità della persona di Gesù rispetto a l'Antico Testamento. Esso mette così in luce lo stretto rapporto che intercorre tra la nuova economia instaurata da Gesù e l’esperienza religiosa di Israele, focalizzata nella legge e nei profeti. Gesù rappresenta il compimento delle promesse fatte ai padri: al di fuori dello sfondo biblico la sua persona sarebbe del tutto incomprensibile. Al tempo stesso però Gesù dà inizio a qualcosa di completamente nuovo. È in Lui soltanto che Dio si rivela al suo popolo in modo pieno; a Lui è dovuta l’obbedienza un tempo riservata a Mosè e ai profeti. Molto bella è la definizione che ne da Sua Eminenza il Cardinale Ravasi: “il regno di Dio, essendo eterno, abbraccia e supera il tempo e, quindi, si svela in azione in modo forte con Cristo, la sua opera, la sua parola e la sua Pasqua durante quella generazione, ma anche nelle successive.” Giovanni Teresi

Postato da Andrea Annibale il 18/10/2012 19:19

A me pare che, come per il Regno finale escatologico vale il Giudizio Universale, così per la venuta del primo Regno di Dio, vale il Giudizio Particolare. Regno di Dio è qui sostanzialmente sinonimo di Paradiso. Dal momento stesso in cui Gesù, assiso alla destra del Padre, inizia a giudicare le anime dei defunti ha inizio il Regno. Sulla facciata di una Chiesa in Valle Camonica (BS) sta scritto: “Paradisi portae per te, Virgo Maria, nobis apertae sunt”. Per i meriti della Madonna e del Figlio, giunge all’umanità la salvezza, come possibilità di andare in Paradiso. Così, mi sembra che si debba interpretare il passo commentato dal Cardinale Ravasi. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

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Gianfranco Ravasi

Gianfranco Ravasi

Gianfranco Ravasi è un cardinale, arcivescovo cattolico e biblista italiano, teologo, ebraista ed archeologo.
Dal 2007 è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

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