05
feb

I Violinisti debbono essere... meteorologi

Le condizioni meteorologiche possono alterare notevolmente l’integrità e la sonorità di una chitarra di legno perché il legno è igroscopico cioè si ingrossa in ambiente umido e si restringe in ambiente secco. Per un funzionamento ottimale di tale strumento sono richiesti valori di temperatura compresi tra 18 e 25°C e di umidità tra il 50 e il 60%. Con cielo sereno le escursioni termo-igrometriche nel corso della giornata sono notevoli, come è ben noto a chi è costretto ad indossare abiti pesanti di notte per proteggersi dal freddo e leggeri di giorno per combattere il caldo (il cosiddetto dramma del pastore). Una chitarra lasciata all’interno di un’automobile durante tali giornate sarà sottoposta ad una escursione ancora più forte in quanto le variazioni di temperatura ed umidità possono passare facilmente dai 60°C e 10% di giorno a 0°C e 80% di notte. Quando una chitarra è portata in ambienti fortemente riscaldati e con umidità relativa molto bassa, per evitarne la deformazione è buona norma umidificare il suo interno, solitamente non verniciato ed a diretto contatto con l'ambiente esterno attraverso la buca, mediante un piccolo ma efficace umidificatore. Ciò creerà una maggiore umidità all'interno della chitarra che la proteggerà dall'eventualità di una rottura. È l'analogo di ciò che spesso si vede nei musei o nelle esposizioni dove umidificatori vengono posti all'interno delle sale per mantenere l’umidità dell’ambiente costante nel tempo.

Pubblicato il 05 febbraio 2013 - Commenti (0)
28
giu

Le previsioni meteo a brevissima scadenza

Una stazione meteo casalinga.
Una stazione meteo casalinga.

Diventa meteorologo

Le previsioni del tempo vengono elaborate con tecniche diverse a seconda della validità temporale della previsione e questo è anche il motivo per cui le previsioni vengono suddivise in 4 tipologie: previsioni a brevissima scadenza o now-casting (da 1 a 12 ore); previsioni a breve scadenza (da 12 a 72 ore); previsioni a media scadenza (4 a 10 giorni); previsioni a lunga scadenza.(oltre 10 giorni). Per le previsioni a brevissima scadenza (1-12 ore) - quelle nelle quali si potrebbe cimentare con discreto successo anche un … meteorologo in erba - la tecnica più avanzata è il now-casting: la posizione futura di un fenomeno meteo viene stimata estrapolandone la traiettoria osservata nelle ore passate.

Per il now-casting è quindi indispensabile l’impiego delle osservazioni meteo relative al tempo attuale (“il tempo che c’è”) e al” tempo che c’era” nelle 6-12 ore precedenti, onde ricostruire lo spostamento più probabile di un fenomeno meteo in atto (ad. es., un temporale) o per stabilirne la sua evoluzione nel tempo (ad esempio, lo spostamento di una “perturbazione” atlantica o la stima del tempo necessario al dissolvimento di un banco di nebbia). Le principali fonti di osservazioni per elaborare previsioni locali con le tecniche del now-casting sono i satelliti meteorologici, i radar, le osservazioni in superficie effettuate da una rete mondiale e trasmessi anche su Internet, le osservazioni in quota a cura della rete mondiale di palloni-sonda.

Meglio ancora in ambito locale se si possiede una propria stazione meteo amatoriale. Il now-casting ha numerose applicazioni previsionali locali: lo spostamento di temporali, di centri di bassa pressione, di corpi nuvolosi e di aree di piovosità; individuazione delle aree di più probabile sviluppo di rovesci e temporali; previsione della nebbia e della neve ; previsione della direzione e della velocità del vento.

Pubblicato il 28 giugno 2011 - Commenti (0)
27
giu

Pecore e alberi nel mirino dei fulmini

Il cielo durante un temporale.
Il cielo durante un temporale.

Curiosando

Sono più di 10.000 le persone che nel mondo ogni anno vengono colpite, i maniera più o meno grave, dai fulmini, con effetti che vanno dalla morte per folgorazione, a scottature, lesioni di organi interni. I danni poi ad opere, manufatti, elettrodotti sono ingenti e, solo in Italia (1.200.000 fulmini circa all’anno), assommano a varie centinaia di milioni di euro. Il fulmine provoca spesso perdite di bestiame e, a volte, vere e proprie ecatombi di pecore, animali che sono soliti riunirsi in gruppo compatto, cosicché la colonna d’aria calda, a carica positiva, che dal gregge sale verso la base della nube temporalesca, crea un solco conduttore attraverso il quale si scarica poi la folgore.

Anche gli alberi isolati sono frequente bersaglio dei fulmini perché, per il noto effetto elettrico del potere disperdente delle punte, anch’essi tendono disperdere sulla colonna d’aria sovrastante le cariche elettriche sottratte al suolo - così come avviene nel parafulmine – creando così un canale conduttore tra albero e base del temporale. Per quanto riguarda i danni agli edifici le statistiche indicano che il 55% circa dei fulmini colpisce campanili, torri alte e guglie, il 38% i camini, il 6% i tetti.

Pubblicato il 27 giugno 2011 - Commenti (0)
14
giu

Dal 1950 l’inizio della moderna meteorologia

Diventa meteorologo

Alcune invenzioni, utilizzate inizialmente solo per scopi bellici nella seconda guerra mondiale, trovano un proficuo impiego anche nella meteorologia. Così è, ad esempio, per il radar che consente di evidenziare le piogge in atto all’interno delle nubi entro un raggio di 300-400 km.
Ma la vera svolta avviene agli inizi degli anni ’50 con l’avvento dei primi elaboratori elettronici, i quali consentono ai meteorologi di realizzare finalmente il sogno di risolvere in tempo reale le complesse equazioni che descrivono l’evoluzione futura dell’atmosfera.
Inizia così l’era delle previsioni numeriche, dedotte con i computer mediante opportune schematizzazioni (modelli fisico-matematici) delle equazioni della Fisica dell’atmosfera. Man mano che la potenza degli elaboratori cresce, i meteorologi approntano modelli sempre più complessi, più aderenti alla realtà ed estesi a validità via via crescenti.

 Evoluzione dell’attendibilità delle previsioni meteorologiche a 3, 5, 7e 10 giorni negli ultimi 30 anni.
Evoluzione dell’attendibilità delle previsioni meteorologiche a 3, 5, 7e 10 giorni negli ultimi 30 anni.

Per la descrizione dell’evoluzione di qualsiasi sistema fisico presente in natura è necessario innanzitutto conoscerne le condizioni iniziali. Quanto più note sono le condizioni iniziali, tanto più la traiettoria prevista si avvicinerà a quella osservata.  Allo scopo, a livello planetario, esiste un sistema mondiale per l’osservazione del tempo, coordinato dall’OMM (Organizzazione Meteorologica Mondiale), un organismo permanente dell’ONU.
La rete mondiale di osservazione del tempo ha ricevuto negli anni recenti un grande impulso dai satelliti meteorologici i quali sono ormai in grado di misurare da bordo i principali parametri meteo, quasi con la stessa precisione dei palloni sonda.
Anche l’attendibilità delle previsioni meteo negli ultimi 20 anni ha subito un deciso balzo in avanti per l’applicazione di modelli fisico-matematici via via più sofisticati per merito di computer sempre più veloci e per l’impiego di osservazioni iniziali sempre più dettagliate per merito dei satelliti meteorologici. 

Pubblicato il 14 giugno 2011 - Commenti (0)
31
mag

1900: nasce la teoria dei fronti

Un ciclone.
Un ciclone.

Diventa meteorologo

Nel 1918 il meteorologo norvegese B. Bjerknes, sulla base delle osservazioni sinottiche di una densa rete di stazioni nel Sud della Norvegia, formula un nuova teoria dei cicloni mobili delle medie latitudini (la teoria dei fronti), tuttora in uso. In particolare, il ciclo di vita dei cicloni extratropicali viene collegato alle piccole ondulazioni meridiane (lunghezza d’onda intorno a 1000-3000 km), che intorno a 50-65 gradi di latitudine si generano sulla ideale linea di demarcazione (“fronte polare”) lungo la quale al suolo si fronteggiano masse d’aria fredda polare e masse d’aria calda subtropicale.

In pratica il meteorologo riportava a mano, sull’area di interesse, le osservazioni rilevate al suolo e poi tracciava le isobare. Dalla ragnatela di linee che prendeva forma sulla mappa geografica, era possibile evidenziare le aree dove la pressione era più bassa (cicloni) o più alta (anticicloni). Su un’altra mappa venivano invece tracciate le linee congiungenti i punti con medesima temperatura (isoterme), onde individuare la posizione delle masse d’aria calde o fredde. In quelle ristrette fasce geografiche dove le isoterme sono molto fitte è evidente che si “fronteggiano”, gomito a gomito, una massa d’aria fredda con una massa d’aria calda e, come due eserciti nemici in guerra, lì possono verificarsi reciproci sconfinamenti di aria fredda verso le aree occupate dall’aria calda (fronte freddo) o viceversa (fronte caldo).

Sulla carina sono visibili le Isoterme, ovvero le temperature presenti nell’area da loro delimitate.
Sulla carina sono visibili le Isoterme, ovvero le temperature presenti nell’area da loro delimitate.

A questo punto, dalla sequenza cronologicamente ordinata di più mappe, era possibile prevedere, attraverso l’estrapolazione dello spostamento, la posizione che assumerebbero nel futuro i cicloni, gli anticicloni e i fronti.
La tecnica di estrapolare nel futuro la traiettoria dei sistemi atmosferici osservata nelle precedenti 12-24 ore è nota come metodo sinottico. Il metodo sinottico, alquanto empirico e legato molto all’esperienza soggettiva del meteorologo, dava risultati soddisfacenti soltanto per proiezioni fino a 24-36 ore ed è stato impiegato nei centri meteorologici fino agli anni ’70.

Pubblicato il 31 maggio 2011 - Commenti (0)
17
mag

Gli albori della meteorologia sinottica

Diventa meteorologo

Nel Rinascimento vengono inventati i primi strumenti meteo: l’anemometro e l’igrometro (Leonardo), il pluviometro (Castelli), il termometro (Galilei), il barometro (Torricelli) e nel 1650 Ferdinando II, Duca di Toscana, fa realizzare la prima rete di osservazione del tempo.
Però solo agli inizi dell’800 si fa strada la convinzione che il tempo dipenda dallo spostamento di perturbazioni di qualche migliaio di km e si intuisce che per la comprensione dei fenomeni meteo occorra la rappresentazione sinottica delle osservazioni su un’area più vasta possibile. Erano questi gli albori della meteorologia sinottica, che segnerà profondamente la scienza del tempo fino ai giorni nostri.

Agli inizi del 1800 le prime mappe meteo, tracciate sulla base di osservazioni raccolte per posta, fanno intuire la stretta relazione tra vento e pressione, formulata poi da Buys-Ballot. Bisogna tuttavia attendere l’invenzione del telegrafo (1835) perché l’analisi sinottica del tempo possa essere eseguita in tempo reale.

Ma fu un tragico evento a far nascere la prima rete sinottica: nel 1854 una tempesta sul Mar Nero, durante la guerra di Crimea, distrusse la flotta anglo-francese impegnata contro la Russia. Un’’indagine arrivò alla conclusione che la catastrofe si sarebbe potuta evitare mediante una rete di osservazioni sinottiche che avrebbe consentito di prevedere l’arrivo della tempesta. Nacquero così i primi servizi meteo in Inghilterra (1861), Francia (1863) e Italia (1866).

Dall’analisi di routine delle mappe si scoprì che il maltempo è sempre accompagnato da estesi centri di bassa pressione (cicloni mobili). L’evidente correlazione tra tempo e cicloni mobili fece ritenere che per la previsione del tempo bastasse determinare la posizione futura del ciclone, estrapolandone lo spostamento sulla base di più mappe cronologicamente ordinate, Ma il metodo non portò i risultati sperati e i primi insuccessi gettarono molta acqua sui primi entusiasmi, tanto che agli inizi del 1900 tali mappe erano ormai finite nel dimenticatoio.

Pubblicato il 17 maggio 2011 - Commenti (0)
10
mag

Dai Greci al medioevo impera l’astrologia

DIVENTA METEOROLOGO


Con le prime grandi civiltà orientali l’osservazione del cielo e degli astri diviene quasi un culto. E così non sfugge la correlazione tra la ricorrenza dei cicli celesti e le variazioni stagionali, tanto che negli astrologi dell’epoca matura la convinzione che le alterne vicende atmosferiche dipendano solo dal moto delle stelle e dei pianeti e, in particolar modo, dal Sole e dalla Luna. Tale interpretazione astrologica del tempo resisterà tenacemente per millenni fino al Rinascimento.

La più antica testimonianza sui primi tentativi di prevedere il tempo giunge dalle civiltà mesopotamiche e ancor più dalla civiltà ebraica della cui meteorologia empirica si trovano frequenti riferimenti nelle Sacre Scritture. Con la civiltà greca, accanto all’interpretazione astrologica dei fenomeni atmosferici, si afferma gradualmente un atteggiamento più razionale, fondato sull’esperienza delle osservazioni.
Questo nuovo tipo di approccio è documentato da numerosi passi di Omero, da Le opere e i giorni di Esiodo, dal Libro dei sogni di Teofrasto, da I fenomeni di Arato e dall’Almagesto di Tolomeo. Ma la testimonianza più importante è senza dubbio la Meteorologica di Aristotele. I principi esposti nell’opera, a parte alcune corrette intuizioni, hanno in genere scarso fondamento scientifico; tuttavia hanno costituito la base indiscussa delle conoscenze atmosferiche per quasi 2000 anni.
L’interesse per i fenomeni del tempo si ritrova anche nella civiltà romana, come documentato da Seneca e da Plinio, senza però nulla aggiungere a quanto i Greci credevano di sapere. Nel Medioevo, impera incontrastata l’astrologia e la meteorologia subisce una profonda involuzione poiché, complice l’influenza della civiltà araba, si rafforza la credenza nell’influsso degli astri sul tempo, di cui oggi troviamo ancora traccia negli almanacchi popolari. Tra il ’400 e il ’500, trovano successo opuscoli sui quali venivano pubblicate previsioni del tempo per tutto l’anno, elaborate alla luce delle classiche regole dell’astrologia. (fine prima parte…)

Pubblicato il 10 maggio 2011 - Commenti (0)
03
mag

Impariamo a prevedere

Un'antico barometro.
Un'antico barometro.

Chi  non ha provato emozione e stupore di fronte  a un  temporale,  un arcobaleno , una nevicata , una ovattata giornata nebbiosa! E non c’è da meravigliarsi, visto che i più affascinanti fenomeni naturali sono proprio quelli atmosferici. Ecco perché, d’altronde, non c’è poeta che sia rimasto indifferente al  loro fascino.

     Ma sono moltissimi anche coloro che, al di là del loro contenuto poetico, si interrogano anche sul  perché dei fenomeni atmosferici.  E tra i curiosi dell’atmosfera sono molti gli appassionati  che scrutano in modo scientifico il cielo onde riuscire, addirittura, a cogliere tutti quei sintomi  precursori di un imminente mutamento del tempo locale. Questo atteggiamento, del resto, è lo stesso tenuto da sempre  dal contadino allo scopo di meglio proteggere dalle avversità atmosferiche il raccolto dei campi.

     Ma per prevedere l’evoluzione del tempo oggigiorno i meteofili possono contare  non solo, come ha fatto per secoli il contadino, sulle “osservazioni a vista” del cielo, ma anche su una serie di strumenti, ormai accessibili a  tutti, come l’anemometro,  il barometro, l’igrometro e il termometro.  E così, attraverso i dati di vento, pressione, umidità e temperatura dell’aria misurati, istante per istante, da tali strumenti, non solo potrete meglio comprendere i fenomeni meteo ma riuscirete anche ad azzardare previsioni locali fino a  6-12 ore.

     Insomma con questi strumenti potrete improvvisarvi meteorologi, seppure…in erba.   Noi comunque in questo corso di “meteorologia on line” vi aiuteremo  non solo a comprendere meglio i fenomeni osservati a vista e con gli strumenti, ma vi sveleremo, appunto, anche… i trucchi per fare una buona previsione locale sulla base delle misure della vostra stazione meteorologica o  di quella a voi più vicina o sulla base  di altri dati reperibili su Internet, come quelli relativi ai radiosondaggi in quota, ai satelliti e radar meteorologici e alle mappe previste di pressione, temperatura, umidità e vento.

Pubblicato il 03 maggio 2011 - Commenti (0)

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Autore del blog

Il meteo di Giuliacci

Col. Mario Giuliacci

Mario Giuliacci è un meteorologo, personaggio televisivo e colonnello italiano. È laureato all'Università La Sapienza di Roma. È autore di diversi libri sulla meteorologia. Attualmente cura su LA7 la rubrica del meteo per il fine settimana.

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