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Sotto questo sole

Lavorare, viaggiare, montare e smontare, con un sole che fa sentire la sua presenza, non è cosa per anime sfiduciate. Tobia affronta un lungo viaggio per liberare Sara dal suo demone. Il camion di Tobia viaggia per le piazze d’Italia per offrire alla famiglia un segno tangibile di vicinanza. Io e mio marito Alberto, venerdì scorso passeggiavamo per il lungo mare di Chiavari curiosamente agghindati rispetto alle tenute da spiaggia che ci circondavano (decisamente più adeguate alla temperatura). Una mamma camminava avanti a noi carica di zaino, ombrellone e salvagente a forma di delfino (quasi a grandezza naturale), zigzagata da due figli (avranno avuto 6 e 8 anni) con i loro monopattini, liberi e felici nei loro costumi colorati. Io e Alberto ci siamo guardati negli occhi: di fronte a quella mamma la nostra borsa da viaggio e gli abiti pensanti erano poca cosa. Lei procedeva imperturbabile, felice della leggerezza dei suoi pargoli.

Siamo arrivati in via Velieri segnati dalla calura, pronti per partecipare all’iniziativa promossa dalle edizioni San Paolo con il Forum delle Associazioni Famigliari. È stato bellissimo vedere un grande camion trasformato in libreria mobile, nessuno dei giochi dei nostri figli sarebbe capace di tanto. Un’oasi di cultura attorno alla quale abbiamo visto girare ragazzi in costume di ritorno dalla spiaggia, intenti a sfogliare romanzi e a scambiarsi pareri o adulti a caccia di nuovi stimoli di lettura. Con Renata Maderna e altri relatori abbiamo partecipato all’incontro dal titolo: Mamme e papà: come sopravvivere ai figli del 3° millennio?

Una domanda curiosa che sarebbe bello ribaltare: come sopravvivere al 3° millennio senza figli? Senza piccoli da educare, senza disegni da appendere sul frigo, senza recite interminabili a cui presenziare, senza feste della scuola, senza domande grandi come il mondo…

A fianco a me era seduto don Pino De Bernardis, responsabile degli Uffici scuola, università, educazione della Diocesi, il suo entusiasmo faceva brillare la ricchezza dei suoi anni, una testimonianza vivente di cosa vuol dire vivere col cuore infiammato dal desiderio.

Ma la domanda rimane: come sopravvivere ai figli? Qual è il confine tra prendersi cura e farsi intrappolare dalla prole? Cosa significa educare al desiderio, alla speranza, alla fatica per arrivare all’età di don Pino col suo stesso entusiasmo per la vita?

E qui ci è tornata in mente la mamma incontrata sul lungo mare, carica di tutti i pesi del divertimento della giornata. Immaginiamo che giunti a casa a lei sia toccato il compito di mettere tutto a posto mentre i monopattini continuavano a muoversi liberi oppure lasciavano spazio ad una più rilassante sessione di playstation o WII. Chiediamoci come vogliamo attrezzare i nostri figli alla vita, quali adulti vorremmo che fossero e poi riflettiamo se è davvero bene che le nostre spalle si pieghino, sotto questo sole, per evitare a loro tutti i pesi oppure se imparare a fare fatica può regalare il desiderio di un meritato riposo.

Voi cosa ne pensate? Come state organizzando le vostre vacanze? Come vi preparate alla partenza, es. chi fa e disfa le valige? Quali impegni chiedete ai vostri figli nei mesi estivi? Auguriamo buona fortuna al progetto Tobia che continua il suo viaggio e invitiamo tutti a seguirne il programma sul sito: www.libreriatobia.it

Pubblicato il 28 giugno 2011 - Commenti (1)

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Postato da Molly il 05/07/2011 17:06

Mi ha colpito molto questa frase: Chiediamoci come vogliamo attrezzare i nostri figli alla vita ... vorremmo i nostri figli belli, sani, onesti e responsabili, li vorremmo persone piene e realizzate, amate e piene di persone che li amano, li vorremmo forti e pronti a soffrire, li vorremmo innamorati di Gesu' , passionali per poveri e... ok mi fermo e penso a come stanno venedo su veramente... inutile pensare a questo, i nostri figli sono comunque altro da noi, sono persone che fanno le loro esperienze e questo li porta ad esser diversi da quello che ci piacerebbe che fossero: non sono scimmiette da ammaestrare sono persone da amare... non so che persone saranno perche' faranno le loro scelte e non le nostre... a volte mi vorrei arrendere ai capricci e alla mia stanchezza (ma che razza di vita facciamo? chi l'ha scelta per me!) ma poi basta una lora piccola parola: mamma sono contento (dopo aver dipinto di verde la parete di Filippo) mamma ti sei ricordata del mio desiderio grazie (dopo aver comprato una bambolina per sofia) spero siano persone pacifiche e con il cuore grande per far entrare chiunque... che le mie spalle si pieghino fino a terra se servira' loro per capire e scegliere sempre il bene... non per torglirgli i pesi ma solo per dargli il coraggio di portarli... non posso portarli sempre in braccio hanno le loro gambe per camminare ...

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Barbara Tamborini

Barbara Tamborini, psicopedagogista, autrice di libri sull'educazione. Ha 4 figli.

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