Don Sciortino

di Barbara Tamborini

Barbara Tamborini, psicopedagogista, autrice di libri sull'educazione. Ha 4 figli.

 
28
giu

Sotto questo sole

Lavorare, viaggiare, montare e smontare, con un sole che fa sentire la sua presenza, non è cosa per anime sfiduciate. Tobia affronta un lungo viaggio per liberare Sara dal suo demone. Il camion di Tobia viaggia per le piazze d’Italia per offrire alla famiglia un segno tangibile di vicinanza. Io e mio marito Alberto, venerdì scorso passeggiavamo per il lungo mare di Chiavari curiosamente agghindati rispetto alle tenute da spiaggia che ci circondavano (decisamente più adeguate alla temperatura). Una mamma camminava avanti a noi carica di zaino, ombrellone e salvagente a forma di delfino (quasi a grandezza naturale), zigzagata da due figli (avranno avuto 6 e 8 anni) con i loro monopattini, liberi e felici nei loro costumi colorati. Io e Alberto ci siamo guardati negli occhi: di fronte a quella mamma la nostra borsa da viaggio e gli abiti pensanti erano poca cosa. Lei procedeva imperturbabile, felice della leggerezza dei suoi pargoli.

Siamo arrivati in via Velieri segnati dalla calura, pronti per partecipare all’iniziativa promossa dalle edizioni San Paolo con il Forum delle Associazioni Famigliari. È stato bellissimo vedere un grande camion trasformato in libreria mobile, nessuno dei giochi dei nostri figli sarebbe capace di tanto. Un’oasi di cultura attorno alla quale abbiamo visto girare ragazzi in costume di ritorno dalla spiaggia, intenti a sfogliare romanzi e a scambiarsi pareri o adulti a caccia di nuovi stimoli di lettura. Con Renata Maderna e altri relatori abbiamo partecipato all’incontro dal titolo: Mamme e papà: come sopravvivere ai figli del 3° millennio?

Una domanda curiosa che sarebbe bello ribaltare: come sopravvivere al 3° millennio senza figli? Senza piccoli da educare, senza disegni da appendere sul frigo, senza recite interminabili a cui presenziare, senza feste della scuola, senza domande grandi come il mondo…

A fianco a me era seduto don Pino De Bernardis, responsabile degli Uffici scuola, università, educazione della Diocesi, il suo entusiasmo faceva brillare la ricchezza dei suoi anni, una testimonianza vivente di cosa vuol dire vivere col cuore infiammato dal desiderio.

Ma la domanda rimane: come sopravvivere ai figli? Qual è il confine tra prendersi cura e farsi intrappolare dalla prole? Cosa significa educare al desiderio, alla speranza, alla fatica per arrivare all’età di don Pino col suo stesso entusiasmo per la vita?

E qui ci è tornata in mente la mamma incontrata sul lungo mare, carica di tutti i pesi del divertimento della giornata. Immaginiamo che giunti a casa a lei sia toccato il compito di mettere tutto a posto mentre i monopattini continuavano a muoversi liberi oppure lasciavano spazio ad una più rilassante sessione di playstation o WII. Chiediamoci come vogliamo attrezzare i nostri figli alla vita, quali adulti vorremmo che fossero e poi riflettiamo se è davvero bene che le nostre spalle si pieghino, sotto questo sole, per evitare a loro tutti i pesi oppure se imparare a fare fatica può regalare il desiderio di un meritato riposo.

Voi cosa ne pensate? Come state organizzando le vostre vacanze? Come vi preparate alla partenza, es. chi fa e disfa le valige? Quali impegni chiedete ai vostri figli nei mesi estivi? Auguriamo buona fortuna al progetto Tobia che continua il suo viaggio e invitiamo tutti a seguirne il programma sul sito: www.libreriatobia.it

Pubblicato il 28 giugno 2011 - Commenti (1)
24
giu

Buon compleanno...e state con noi!

Nell’aprile del 2010 nasce questo sito con i suoi blog. Scrivo per festeggiare questo anniversario con tutti quelli che, in diverso modo, hanno partecipato al blog Noi mamme. Famiglia Cristiana ha offerto a me e agli altri blogger un’opportunità bellissima e sono orgogliosa di appartenere a questa grande famiglia. In una festa che si rispetti ci devono essere buon cibo e idee originali. Purtroppo il mezzo virtuale non mi consente di allestire un buffet (i miei figli dicono che comunque lo riempirei di miglio e farro e che quindi è meglio così!) perciò mi devo accontentare delle parole. Voglio dire grazie a tutti quelli che leggono in silenzio, so che ci siete, i dati di accesso dicono che siete molti.

In questi mesi ho parlato di diversi argomenti e di certo qualcuno vi avrà trovato in disaccordo, altre volte forse avrete sorriso. Non scrivete mai i vostri commenti perché “manca giusto che vi mettete a fare quello”. Ne avreste di cose da dire, di storie da raccontare, ma la vita è già così di fretta e poi sono anni che avete smesso di scrivere quello che pensate. Un tempo scrivevate lettere bellissime, avete in solaio anche qualche diario, ma ora, il lavoro vi ruba molte energie, per non parlare della famiglia da gestire. E quindi sapere che in tutto questo correre, ogni tanto, riuscite a ritagliarvi un po’ di tempo per leggere mi riempie di gioia e gratitudine.

Mi piacerebbe che un giorno lasciaste un piccolo segno di voi, anche solo una riga, per dire che ci siete, per farci intuire tutto quello che siete. E poi un grazie di cuore a tutti quelli che commentano, a quelli che lo hanno fatto una volta sola e a quelli che lo fanno sempre. Leggo con molto interesse tutti i vostri messaggi. A volte penso che potreste essere degli splendidi blogger. Mi si accendono un sacco di pensieri leggendo le vostre testimonianze e credo che sia bellissimo poter mettere in comune pensieri grandi e piccoli. Grazie per il vostro contributo, il blog senza la vostra voce sarebbe un canto povero. Mi piace molto quando qualche papà o nonno fa capolino, la vostra concretezza mi aiuta a stare con i piedi per terra.

Adesso tocca a voi che state leggendo: la festa è iniziata ma mancano gli invitati. Vi chiedo un semplice regalo: raccontate quello che per voi è questo blog o quello che vorreste fosse. Se vi piace fatelo con una metafora, dite schiettamente cosa ne pensate, cosa vi piace e cosa no. Suggerite argomenti su cui vi piacerebbe sviluppare dei confronti. Spero che con il vostro aiuto “Noi mamme” possa imparare molto. Chiudo con la mia metafora: Noi mamme per me è una cassetta della posta – perché quando ero ragazza tutti i giorni, appena tornata da scuola, correvo a vedere se mi era arrivata posta, se qualche amica o amico mi aveva scritto e quando trovavo qualcosa ero troppo felice, fuggivo in camera a leggere tutto d’un fiato lo scritto. A volte ridevo, altre mi commuovevo. E poi ero io a scrivere, a pensare a tutto quello che mi era capitato e a scegliere le cose più importanti da condividere. Così è per me questo blog: una cassetta dove guardare ogni volta piena di speranze. Una cassetta che non mi lascia mai delusa! Un caro saluto a tutti.

Pubblicato il 24 giugno 2011 - Commenti (2)
17
giu

I brevetti dei genitori

Lo zaino di montagna con le rotelle. È quasi tempo di vacanze in montagna. Paolo, quando scegliamo sentieri su cui i passeggini non possono salire, porta Emma con uno zaino super hi-tech, sul quale abbiamo investito parecchie monetine. Ci è capitato più volte di raggiungere la meta e di scoprire che la via del ritorno è una splendida mulattiera senza gradini, sulla quale potremmo agevolmente spingere un passeggino. Ecco qui la proposta: perché non piazzano due ruote sulla base dello zaino così da poterlo tirare tipo trolley della spesa (la struttura di metallo dovrebbe consentire questo adattamento) e utilizzarlo così tutte le volte che il sentiero lo consente?. Saremmo disposti a un nuovo investimento per uno zaino transformer.

L’abat jour con timer. La nostra piccola non vuole mai addormentarsi con il buio, lei vuole tenere accesa la luce e non si accontenta delle spine che si illuminano, vuole la luce del corridoio o quella della sua bellissima abat-jour del Piccolo Principe con una lampada ad incandescenza, quelle che con il calore della luce fanno girare il paralume. Peccato che il calore diventa sempre più intenso e ho il terrore di addormentarmi prima di averla spenta. In tempi di risparmio energetico perché non inventano una lampada per bambini alogena, graziosa e con timer? Come sarebbe bello sapere che si spegne da sola. A volte precipitiamo nel sonno con stanze illuminate a giorno e d’inverno, quando è bello stare sotto le coperte è così triste doversi alzare quando tutti dormono per spegnere la luce!

Il timer da cucina indistruttibile: nell’ultimo anno ho comprato quattro timer. Uno a forma di hamburger: è durato 2 giorni, i miei figli dopo molto litigare per contenderselo lo hanno fatto cadere a terra e da lì non ha più dato il tempo. Me ne hanno regalato uno a forma di uovo. È durato 5 giorni. Poi ne ho comprato uno in acciaio, che dava poco nell’occhio ma il rumore inconfondibile del ticchettio ha ridestato l’interesse dei miei ricercatori: «Mamma ce lo presti? Vogliamo fare un percorso a tempo e ci serve». «Mi promettete che non lo rompete?». Che mamma ingenua sono. Al secondo giorno di utilizzo per scopi sportivi, si è svitato il coperchio e un piccolissimo ingranaggio è rotolato fuori. Quanto è vero che ogni piccola cosa è importante. A tutto questo si aggiunge che si è rotto il conta-minuti del formo… voglio un timer da cucina digitale, che si mimetizzi tra gli attrezzi e soprattutto che non faccia rumore!

Il distributore d’acqua nella camera dei bambini: sta per arrivare l’estate e di notte fa caldo. Tutti hanno sempre sete. J. (10 anni) ormai è grande e si organizza da solo. A. (7 anni) ce la può fare ma i due piccoli sono davvero pericolosi nella gestione autonoma notturna dell’acqua. Voi giovani sposi che state magari costruendo casa, riflettete sulla possibilità di far montare un piccolo rubinetto in quella che sarà la camera dei bambini. Non finirete mai di essermi grata per questo suggerimento. Un rubinetto con manopola di apertura estraibile, cosicché sia impossibile l’accesso incontrollato da parte dei più piccoli. Le borracce ad oggi sono per me il sistema migliore di auto somministrazione dell’acqua. Appena i bambini sono un po’ più grandi il gioco è fatto. Una comodità che non ha prezzo. W l’acqua del rubinetto e soprattutto W l’acqua pubblica!

Raccontateci le vostre invenzioni e soprattutto che speranze avete sui futuri brevetti. Cosa vorreste mettere in produzione per alleggerire la vostra quotidianità di genitori? Mettiamo in circolo le idee!

Pubblicato il 17 giugno 2011 - Commenti (1)
09
giu

E se i bambini disturbano a Messa?

Siamo di ritorno da una breve vacanza, è domenica, ci fermiamo in una città per cercare un chiesa dove partecipare alla messa. Giriamo più parrocchie, alla fine, dopo molto camminare riusciamo a trovare una celebrazione in tarda mattinata. Ci sediamo nelle prime panche, ai nostri figli piace vedere quello che succede sull’altare. Non  ci sono molti altri bambini. Entra il sacerdote, e si accendono un sacco di domande: “Ma quel Gesù è vecchio?” mi chiede A. (4 anni), J. (7 anni) mi domanda perché i discepoli di Emmaus non riconoscono Gesù. P. (2 anni) sale e scende dall’inginocchiatoio mentre A. mi chiede: “Quanto manca?”.

Io e mio marito prendiamo cerchiamo di farli stare in silenzio e a turno prendiamo qualcuno in braccio. C. dice “Amen” forte, quando tutti stanno già dicendo altro. Tiro fuori dallo zaino un libro e A. si siede per terra a sfogliarlo. “Voio anch’io ibo!” dice P. e non lo sento solo io. Il sacerdote interrompe la predica. Ci guarda serio e dice che è meglio che ci spostiamo in sacrestia perché disturbiamo i fedeli. Ci indica la direzione, fa sul serio. Ci alziamo rapidi, raccogliamo tutte le nostre cose e ci spostiamo mentre tutti ci guardano. “Parlava con noi?” mi chiede J. Gli dico di muoversi e trasciniamo via i piccoli. “È per colpa del P? Ci hanno sgridato?” J. non smette di farci domande. Finiamo di seguire la messa in una grande sacrestia, siamo decisamente più comodi, ma proviamo una sensazione strana che non ci piace.

Questo ci è capitato qualche anno fa, quando C. non c’era ancora mentre qualche mese addietro, nella nostra parrocchia, mi è successo di risentire la stessa sensazione. Cammino nella navata laterale con C. che ferma non smette di fare rumore. Il movimento la tranquillizza e io riesco a seguire la messa. Alla fine della celebrazione mi si avvicina una signora che conosco bene, ha nipoti e si dà parecchio da fare per loro. Mi guarda molto seria, è da un po’ che non parlavo con lei. Mi dice che non devo camminare in giro con C. perché distraggo molto chi vuole seguire la messa. Me lo ripete due volte e non mi dice altro. Forse è la prima volta che mi si avvicina da quando è nata C. Resto spiazzata, rifletto su quanto mi ha detto, di certo non passeggerò più in chiesa ma resto soprattutto colpita sul come mi ha detto le cose, sull’urgenza che aveva nel correggermi.

Cosa fare quando si hanno figli piccoli e si vuole partecipare alla messa tutti insieme? È un errore pensare di poterlo fare? Forse è più opportuno fare i turni perché la messa non è certo un precetto pensato per i più piccoli che non hanno ancora iniziato il catechismo? Più volte ci siamo interrogati su questo tema in casa nostra e alla fine abbiamo sempre deciso di provarci.  Capisco bene che per qualcuno possa essere fastidioso avere vicino bambini che non stanno fermi e che fanno rumore. Ci è capitato di uscire da soli, io e mio marito, in pizzeria e di trovarci a fianco un tavolo con bambini piccoli scatenati. Ammetto di aver fatto qualche brutto pensiero.

Credo che il tema sia molto interessante da discutere e spero facciate sentire chiaramente come la pensate, che esperienze avete vissuto sulla vostra pelle sia come disturbatori che disturbati (passatemi la semplificazione dei termini). Io ho solo un’idea molto chiara: qualunque sia l’atteggiamento che s’intende adottare, il come si comunica con la famiglia è di fondamentale importanza. So di fare un discorso di parte ma un conto è dire «uscite di qui perché disturbate», un conto è essere affiancati da qualcuno che ti propone un’alternativa per toglierti da una situazione di difficoltà: «se vuoi, puoi venire in sacrestia, così i bambini si possono muovere e voi potete seguire meglio la messa». Un conto è sentirti osservati e giudicati, altro è essere aiutati, magari vedendo nostro figlio che si lascia prendere in braccio e tranquillizzare dal nostro vicino. Ad una messa per i bambini battezzati nell’anno, in un momento di grande confusione in cui diversi piccoli piangevano e i genitori non sapevano come togliersi dall’impiccio, il sacerdote ha detto: «State tranquilli, non è un problema se i bambini fanno rumore, l’importante è che i grandi stiano attenti. Non state in pena, è bello avervi qui tutti insieme». Aspetto i vostri commenti. Ci conto!  

Pubblicato il 09 giugno 2011 - Commenti (9)
07
giu

Ancora sulla morte di Elena

Grazie ai molti che hanno scritto per aver condiviso emozioni, esperienze e pensieri sulla morte di Elena (cf. post del 25 maggio). Il susseguirsi di eventi tanto drammatici quanto tristemente simili, rede più difficile compatire chi si è reso responsabile di errori irreparabili dalle gravissime conseguenze. Il giudizio ormai serve davvero a poco. Resta la compassione per chi è rimasto nel dolore e l'invito a un esame di coscienza per tutti sul nostro modo di essere genitori, su come arriviamo a sera e su quanto riusciamo a stare bene con i nostri figli. 

Pubblicato il 07 giugno 2011 - Commenti (0)
02
giu

I figli che fanno ridere

In casa nostra spesso c’è caos. «Ma come fai ad andare bene a scuola se studi con questo casino attorno?», ha chiesto un compagno a J. mentre facevano una ricerca a casa nostra. Rumore, pianti, urla, litigi, imprevisti, pasticci, ma grazie al cielo anche tante risate.

I nostri figli ci fanno ridere un sacco, fanno tornare il sorriso quando siamo stanchi e stressati, basta fermarsi un attimo, stare ad ascoltarli, giocare un po’ con loro. È bello sentirli parlare a loro modo del mondo: Matteo, di ritorno dal primo giorno di scuola, racconta: «La maestra ci ha fatto vedere un capitolario bellissimo!» (vocabolario).

A., dopo una solenne dormita durante un lungo viaggio in auto: «Mamma ho il coccitollo» (torcicollo).
J.:«Io lo so che lavoro fa la mamma, fa la scuolara».

A tavola i nostri figli non smettono mai di chiedere: «Mamma, voglio subito un pezzo grande di formigiano» (parmigiano).
A. mi guarda fissa negli occhi: «Di che colore è la tua popilla» (pupilla).
J. sta raccontando che la zia gli ha letto l’oroscopo. «Io sono leone, sono uno forte. Tu A. di che segno sei?». «Io sono ruggine» (vergine).

Una mia carissima amica ha chiesto ad A. di fare la damigella. Lei non sta più nella pelle. Qualche giorno dopo si lamenta: «Ma io non ho ancora fatto la paggella al matrimonio della Roberta?».

Decidiamo di andare tutti insieme alla Via Crucis decanale per le vie della città, la presiede il Vescovo, c’è un sacco di gente. A. sente il canto d’inizio e chiede: «Ma questa è la sigla?».
A. prova i suoi nuovi occhiali da vista, per un po’ li dovrà mettere: «»ìMa io non riesco a infuocare?» (mettere a fuoco).

Qualche mese fa usciamo di casa per andare dai nonni a piedi, la nebbia ci avvolge. P chiede: «Come mai c’è tutta quella sabbia in cielo?». Appena arrivati al mare P. ci chiede: «Ma il mare è il cielo che si scioglie?».

D’estate spesso i figli a fine pasto vorrebbero un dolce. P. adora il gelato: «Voglio il grand soleil alla caviglia» (vaniglia).
Sto coccolando la nostra piccola. P. mi guarda un po’ lamentoso e dice: «Tu adesso non mi mammeri più!» (ami, coccoli, voce del verbo mammare… boh!).

Per sopravvivere al caos, a volte affidiamo ai nostri figli qualche piccola incombenza. P.: «Ti ricordi mamma, io ho il compito di chiudere le coperte dei vetri» (gli scuri).
P. è il primo di solito a svuotare il piatto: «Aspetto un momento che devo infreddare le patatine».

J., preoccupato per la nostra salute: «Chi rischia di più in casa nostra per l’abete?» (diabete).
E poi a volte si va a caccia di lumache: «Mamma, guarda questa lumaca… è da guinness dei pirati».
A. di fronte alla torta di compleanno: «Dai, esprimi il desiderio». «L’ho insprinto»… e soffia sulle candeline.

Raccontateci le piccole creazioni dei vostri bambini, c’è un gran bisogno di cose semplici per cui sorridere. Buona festa della Repubblica a tutti.

Pubblicato il 02 giugno 2011 - Commenti (4)
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