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Tanti motivi per essere uno scout

Io non sono mai stata una scout. A pochi metri da casa mia, quando ero bambina, osservavo con curiosità i gruppi di ragazzi che, in pieno inverno, se ne stavano coi pantaloncini corti e con grandi zaini sulle spalle. Mi colpiva il loro foulard, credevo fossero esploratori, avventurieri, esseri speciali. A me nessuno ha mai proposto di diventare una scout e io non ho mai chiesto se fosse possibile diventare una di loro. 

Appena i miei figli sono stati in età da scout, abbiamo subito proposto loro di diventare dei lupetti: hanno accettato di provare e ora abbiamo in casa A. che è un lupo della legge (gruppo dei lupetti dagli 8 agli 11 anni) mentre J. è passato da poco in reparto (gruppo dai 12 ai 16 anni). Io sono molto fiera di quest’appartenenza e un po’ rimpiango quello che anch’io avrei potuto vivere. Aldilà dei pensieri nostalgici però, quello che come genitori ci ha spinto a caldeggiare questa esperienza ai nostri figli, è che di fatto è una proposta educativa molto stimolante e in controtendenza. Lo penso da mamma ma soprattutto da educatrice. Il metodo scout ha principi che mettono in gioco tutte le potenzialità dei ragazzi e li aiutano ad avere più fiducia in loro stessi.

Per tutti i genitori che ci stanno pensando e soprattutto per quelli che non ci hanno mai pensato, ecco alcuni buoni motivi perché un figlio diventi uno scout:

  • Allena alla FATICA. Baden Pawell, il fondatore degli scout diceva: È con lo sforzo che si diventa forti. Quando A. ha partecipato alla sua prima caccia (uscita di due giorni) aveva 8 anni. Lo zaino sulle sue spalle era enorme. L’ho portato io fino alla tana (sede Scout) poi l’ho passato a lei certa che non ce l’avrebbe mai fatta a portarlo. Il giorno dopo, quando siamo andati a prenderla era entusiasta: «Sai mamma, ho portato sempre io lo zaino, abbiamo camminato per più di un’ora e io non ho avuto bisogno d’aiuto!».
  • Mette il GIOCO alla base del coinvolgimento dei bambini: - Giochiamo, non limitiamoci a guardar giocare gli altri - (B.P.) In ogni riunione, caccia, vacanza, è sempre previsto un momento di gioco. I capi invitano il gruppo ad uscire anche quando fa freddo, quando pioviggina (con indosso la cerata), quando nevica, ogni occasione è buona per correre all’aperto, sfidarsi, rincorrersi, aiutarsi. E poi si canta e si balla, ci si diverte coi bans che fanno fare mosse ridicole. Adoro quando i grandi tornano a casa con una nuova canzoncina da insegnare ai più piccoli
  • Stimola al MOVIMENTO e al contatto con la NATURA - L'uomo che è cieco alle bellezze della natura ha perduto metà del piacere di vivere- (B.P.). In estate è prevista una vacanza in un luogo a stretto contatto con la natura.
  • Promuove l’incontro con l’altro e la CONOSCENZA DI SÉ. «Siamo stati tre ore attorno al fuoco e a turno tutti ti dicevano pregi e difetti». «Non sarà stato facile per qualcuno sentirsi dire dagli altri cose poco belle». «Ma no papà, i capi ci avevano spiegato come dire le cose e poi prima o poi toccava a tutti, quindi era meglio dire la verità senza offendere nessuno».
  • Mette alla prova e rende PROTAGONISTI - La felicità non viene stando seduti ad aspettarla - (B.P.) «Mamma per conquistare la specialità devo organizzare le olimpiadi per tutto il gruppo». La specialità è un obiettivo concreto che il ragazzo, con l’aiuto dei capi si pone per migliorarsi. Cuoco, disegnatore, sarto, giornalista, amico della natura... le aree in cui cimentarsi sono moltissime.
  • È DIVERTENTE e ECCITANTE «è stato bellissimo, abbiamo giocato su un maxi tappeto insaponato scivolosissimo», «per attraversare il torrente ci siamo tolti gli scarponi», «abbiamo fatto il gioco notturno nel parco», etc.
  • Stimola la SPIRITUALITÀ accompagnando la preghiera con gesti concreti di condivisione. Alla veglia di Natale tutti, genitori compresi, hanno costruito un cubo sul quale scrivere sei cose belle per cui rendere grazie al Signore.
  • NON VENDONO niente, i bambini ci vanno con le tasche vuote (l’unica eccezione è per la caccia dove si pagano le spese per il trasporto e l’offerta alla struttura ospitante).
  • Accompagna il processo di SEPARAZIONE tra genitori e figli legato alla crescita: nelle vacanze non sono previsti contatti tra i ragazzi e le famiglie, ci si pensa da lontano.
  • DISINTOSSICA DALLE TECNOLOGIE: nelle cacce e nelle vacanze non sono ammessi cellulari, videogiochi, etc.
  • Allena la CREATIVITÀ, ne sa qualcosa il nonno che viene spesso coinvolto nella costruzione di qualche marchingegno
E tanto altro… Lo scoutismo è un allegro gioco all’aperto dove uomini e ragazzi, possono vivere insieme l’avventura come fratelli crescendo in salute e in felicità in abilità manuale e in disponibilità a servire il prossimo. (B.P.) Cosa ne pensate?

Avete figli o nipoti scout o lo siete stati voi? Qual è la vostra esperienza a proposito? Quanto i fatti di cronaca (il dramma di Chiara è ancora vivo nei cuori di tutti) che coinvolgono gli scout incidono sulla vostra percezione di questo movimento? Aspetto i vostri messaggi. Un caro saluto.

Pubblicato il 21 febbraio 2013 - Commenti (2)

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Postato da ivan il 28/02/2013 15:55

Anch'io non sono stato scout da piccolo, ma l'ultimo anno di università ho accettato l'invito di un amico a dare una mano e dopo un anno di formazione ho iniziato il mio servizio prima in reparto e poi in noviziato. Provenendo da altre esperienze di volontariato e di impegno ho apprezzato moltissimo la qualità e la profondità del metodo scout e della formazione che viene proposta agli educatori. E' stata un 'esperienza bellissima a cui ho dovuto rinunciare perché fare il capo è un impegno serio a cui dedicare molto tempo, tra i pomeriggi con i ragazzi, le sere di riunione con gli altri capi e i weekend di uscita. E alla fine ho dovuto scegliere tra il lavoro e il servizio. Anche perché se un ragazzo ti chiede di parlare ci devi essere. Non è un'attività tra gli altri, anche per gli educatori è un impegno molto serio. Spero in futuro di poter tornare a dare una mano e che i miei figli possano scegliere e apprezzare questa esperienza quando avranno l'età.

Postato da nannapanna il 22/02/2013 15:10

Io non sono mai stata scout ma lo è stata mia sorella. Un po' per questo un po' perchè incuriosita dal bel gruppo scout del mio paese ho iscrito mia figlia C. di 8 anni e come te l'ho lasciata per la prima volta sola con il suo grosso zaino. Lei per ora è entusiasta ed di conseguenza. Speriamo che continui soprattutto nel periodo dell'adolescenza quando una compagnia "sana" può fare la differenza.

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Barbara Tamborini

Barbara Tamborini, psicopedagogista, autrice di libri sull'educazione. Ha 4 figli.

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