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La vera ricchezza? I figli

Mi sono decisa a scriverle dopo aver letto la lettera di Ivana e Umberto (FC n. 20/2012). Anch’io sono cresciuta con Famiglia Cristiana. Confesso che, per ragioni economiche, mi era balenata l’idea di rinunciarci. Ma mi sono resa conto che non potrei farlo. La nostra rivista è l’unico “lusso” che mi permetto. Da tempo sono abituata a tirare la cinghia. Ma anche nei momenti di difficoltà, aiuto gli altri. Ora, purtroppo, ho perso il lavoro. Così anche i miei figli. Può immaginare come si vive. La pensione di mio marito è spalmata su quattro famiglie. Sono orgogliosa di aver dato al mondo quattro meravigliosi ragazzi. Chi ha rubato il loro futuro? Mi appello ai politici, prima che sia troppo tardi: «Salvate i giovani. Rinunciate ai vostri privilegi». Qualcuno non ci crederà, ma non ho mai mangiato un’aragosta in vita mia. Ma non ne sento la mancanza.

Rosa Maria C.

Quanta dignità nella tua lettera, cara Rosa Maria. Nelle tue condizioni, altri si sarebbero disperati. Tu, invece, riesci a mantenere una compostezza e una serenità che non si improvvisano. Sei come la “donna saggia” della Bibbia. Pur nelle ristrettezze e nelle difficoltà, sai gestire bene la casa e i tuoi cari. Soprattutto i figli, per i quali invochi un lavoro. E un’attenzione particolare da parte dei politici. Non chiedi privilegi o favori. Ma quel che è necessario per vivere e crescere i figli. E ci fai capire, con orgoglio, quel che molti fingono di non voler intendere. Che la vera ricchezza non sono i soldi, ma i figli. Vale per la famiglia. E, ancor più, per la società e il Paese. Purché le istituzioni ne prendano coscienza. Con concrete politiche familiari.

Pubblicato il 30 maggio 2012 - Commenti (12)

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Postato da Celso Vassalini il 06/06/2012 16:53

Cara Famiglia Cristiana, al “merito” inneggiano i cortigiani del potere. L’idea che il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo intenda promuovere <<lo studente dell’anno>> o la Carta <<Io merito>>ha subito acceso la mia fantasia. La promozione del merito non può non risentire di un clima culturale diffuso, che è anche il frutto di una lunga campagna ideologica: quella che come parola d’ordine la <<meritocrazia>> e come modello i Paesi anglosassoni. Vale forse la pena di citare un autore che nella cultura anglosassone ha avuto un ruolo certamente non inferiore. Ci riferiamo all’Amleto di William Shakespeare (Atto II, scena 2), laddove il principe di Danimarca raccomanda a Polonio di trattare come si deve un gruppo di attori loro ospiti, e il ciambellano risponde che li tratterà <<come meritano>>. Parole che suscitano l’immediata replica di Amleto: <<Per il sangue di Cristo, amico, molto meglio! Trattare ogni uomo secondo il suo merito, e chi sfuggirà alle frustate? Trattateli secondo il vostro proprio onore e la vostra dignità: quanto meno essi meritano, tanto più merito c’è nella vostra generosità>>. Da notare che a proporre di trattare gli attori <<come meritano>> è Polonio, personaggio che agli occhi di Amleto rappresenta l’incarnazione stessa della mediocrità; ma una mediocrità non priva di astuzia, che all’ombra del potere si fa strada grazie agli unici veri meriti che può vantare presso il sovrano: conformismo e ipocrisia. Si potrebbe dire, pertanto, che è dai tempi di Shakespeare che a invocare <<meritocrazia>> sono anzitutto i cortigiani del potere. Quello che sta accadendo in Grecia e più in generale in Europa, è un altro esempio di come nel nostro dibattito pubblico parole come <<virtù>>, <<disciplina>>, <<merito>>, siano diventate nient’altro che l’ossequio del più debole alla legge del più forte (nel caso specifico, la Germania). Eppure i Paesi dove c’è la maggiore mobilità sociale, dove cioè i figli delle fasce più povere hanno le maggiori possibilità di migliorare la propria condizione di partenza, non sono affatto quelli portati ad esempio dei cantori della <<meritocrazia>> (Stati Uniti e Gran Bretagna), ma proprio quelli dell’Europa continentale (dalla Germania ai Paesi scandinavi), dove sono minori le disuguaglianze e più forte il ruolo dello Stato, della politica e dei corpi intermedi. La visione della scuola che serve all’Italia è lo specchio di ciò che vogliamo per il Paese. Io penso che non ci sia merito senza equità. Per me la scuola deve lavorare per recuperare divari e svantaggi, far avere a ciascuno studente, non uno di meno, adeguati livelli di apprendimento, conoscenza e competenza per continuare ad apprendere per tuta la vita e per potersi confrontare con i propri coetanei europei in uno scenario globale. Questo prevede in sintesi anche le indicazioni per la scuola la Regione Lombardia. L’Università, supportata da un solido sistema di diritto allo studio per <<i capaci e meritevoli, ma privi di mezzi>> come chiede l’articolo 34 della Costituzione, deve selezionare in base al merito gli studenti. E’ lì che bisogna selezionare ingegneri che non facciano cascare i ponti o medici che non compiano errori in sala operatoria, economisti che insegnino ad non evadere, giuristi che sappiano scrivere. Magistrati e giudici che gli errori paghino di tasca loro e in fine Professori dal liceo all’Università, controllare la loro effettiva capacità degli insegnanti di materie tecniche e scientifiche che riescono ad emozionare e a coinvolgere gli studenti, che siano sappiano l’importanza della passione, dell’emozione nella trasmissione del sapere che attribuisce senso ultimo e significato attivo alla storia collettiva ed individuale. L’insegnante deve innescare nel giovane la passione per il sapere in modo che il suo cammino riveli ambiti creativi inediti e perfino stupefacenti. Mia cara piccola e grande Città Europea.. sei ancora troppo provinciale.. e quindi che <<merito>> devo riconoscerti..? Expo 2015, era l’occasione di un po’ di ossigeno e un bel salto di Sprovincialismo…. Ho la sensazione che la Leonessa Brixia è tagliata fuori..? E’ tornata la <<Milano da bere>> sul grande affare Expo 2015…? Oggi c'è una patologia diffusa della perdita di ogni limite, tanto che qualcuno dovrebbe scrivere Il disagio dell'inciviltà”. Celso Vassalini.Brescia

Postato da Franco Salis il 04/06/2012 19:26

@Giulia Maria C. il 03/06/2012 01.29,guarda che il tuo amico scozzese, ha solo fatto una gaff, non credo a ostentazione. Mi ricordo che io una volta ho detto sena alcuna malizia “ eh ci si sposa una sola volta” e la mia interlocutrice era vedova. Quando mi sono accorto della gaff “ho cercato un fosso!”. Altresì sono sparate giornalistiche quelle della non curanza verso chi in un determinato istante ha bisogno. Mi è capitato di vedere una ragazza piangere e le ho chiesto se voleva che chiamassi la mamma, ha risposto di no. Ravvisando disturbi periodici, l’ho salutata e andato via. In altra occasione ad un incrocio ho visto una giovane che vagava più che attraversava la strada, ho rallentato l’andatura. Visto un vigile urbano l’ho avvertito e lui mi ha detto che ci avrebbe pensato lui, quindi ho ripreso il mio cammino. Talvolta capita che non si sappia come comportarsi perché non si sa come reagisce l’interlocutore. Mi è capitato con un amico ormai vecchio e vedovo da oltre 20 anni , che mi è parso non gradisca il saluto. Mia figlia, che vive all’estero, si lamentava che le coinquiline dell’estremo oriente assumevano atteggiamenti distaccati. Io le ho consigliato di preparare un piatto sardo e di invitarle a cena . Beh, hanno fatto prima loro. Similmente ti dico, vedi di riallacciare i rapporti ,se trovi difficoltà, vi è tanto da fare in parrocchia. Auguri.

Postato da trismamma75 il 03/06/2012 22:23

Non ho mai mangiato un'aragosta. E non ho né tempo né soldi per parrucchiere, estetista, palestra, shopping e via discorrendo. Ma sono contentissima dei miei tre figli e nonostante l'incertezza data dalla crisi economica, i pochi (anzi inesistenti) aiuti da parte di chi ci governa, la stanchezza e la fatica sono pienamente d'accordo nel dire che i figli sono la vera ricchezza. L'unico mio rimpianto è che vorrei tanto un altro bambino, ma non riesco a convincere mio marito e l'orologio biologico non lascia ancora molto tempo.

Postato da Giulia Maria C. il 03/06/2012 01:29

Anni fa un amico scozzese, un pastore presbiteriano, presentandomi le sue tre figliole mi disse "ecco la mia assicurazione sulla vecchiaia". Noi non avevamo avuto figli e confesso che fui un po' infastidita dalla sua ostentazione. Non si può negare che la famiglia è un grande elemento di sicurezza e, specie in tempi di crisi come quelli in cui viviamo, è una risorsa forte. Ma è davvero nello spirito cristiano questa esibizione di "ricchezza" quando ci sono tanti che vivono nella solitudine e nel bisogno? Quando il mio sposo mi ha lasciata dopo lunga e dolorosa malattia come mi ha ferita la chiusura di tanti amici dediti a tempo pieno a figli, nipoti, fratelli, e parenti vari di sangue e ciechi ai bisogni degli altri. Ricordo che in certa pastorale si chiamava "limiti dell'accoglienza", una cosa del tipo "chi ha gode e chi non ha stenta". Mi pare che nel Vangelo si dica altro a proposito di chi siano per noi madre, fratelli e sorelle. O mi sbaglio?

Postato da Beba il 01/06/2012 21:55

Vivo a Milano, con il solo stipendio di mio marito, due figli e uno in arrivo. I miei figli qiando hanno saputo della mia gravidanza sono stati felicissimi, anche dopo averli informati che gli si toglierà qualcosa a loro per il fratellino (regalini, vestiti ecc.). Mettetevi nei panni di quanti hanno tanti soldi ma non riescono avere figli, penso che preferirebbero avere pochi soldi ma dei figli (conosco persone in questa situazione). Niente da più gioia dell'amore di un figlio. Comunque noi non magiamo l'aragosta ma il pesce azzurro, i miei bambini ne vanno matti.

Postato da martinporres il 01/06/2012 17:25

Nella società odierna decidere di avere figli, decidere di avere una famiglia numerosa, è una tesimonianza alta. Dobbiamo esserne consapevoli. Sappiamo che viviamo in una società post-cristiana, individualista, in cui i desideri del soggetto diventano dei diritti. E' chiaro che dobbiamo pregare.

Postato da masperi.umberto@yahoo.it il 01/06/2012 11:16

La vera ricchezza di cui parliamo (dato che siamo in tema di "dignità") qualcuno l'ha battezzata con un termine, non dimentichiamolo (bamboccioni); siamo certi che domani sarà "vera ricchezza"? Forse qualcuno pensando ai figli ha in mente quelli di Bossi ... altro che fingere di non voler intendere: intendono , e come. Intendono, e noi crediamo che un giorno cambieranno ( !!!). Sto aspettando ( se questa mia verrà pubblicata invito anche voi) del parole del papa quando si celebrerà la giornata della famiglia: saranno parole chiare su questo o saranno i sussurri soft alla Bagnasco? " La famiglia è in crisi, e voi politici la state seppellendo, con le vostre non scelte". SUGGERITELO AL PAPA ( anche se non ha bisogno di suggerimenti, visto la crisi della "sua" famigli in Vaticano,cronaca di questi giorni. Ma qui la sua voce è stata,almeno all'inizio, di alto tono.

Postato da DOR1955 il 31/05/2012 16:03

Reverendo don Antonio, risposta corretta e ineccepibile sul piano morale e sociale. Che purtroppo fa a "pugni" con la realtà della nostra società, ma più ancora con quanti (politici-burocrati-poteri forti-banche e altri) hanno in mano le sorti del Paese. Questa mattina (31/5/12) sono andato in banca (di cui sono cliente da 39 anni) per verificare le condizioni di un fido o prestito (di 15.000 Euro) da utilizzare per le spese legate al deposito di 2 Brevetti, a cui sto lavorando da due anni, relativi a metodologie per realizzare edifici con spiccate caratteristiche antisimiche (coincidenza vuole che il tutto sia pronto proprio ora che siamo in piena emergenza terremoti - io però non credo e spero che nulla avvenga per caso). Ebbene, la banca non si è mica interessata a capire (comunque per ora non si può svelare nessun particolare) se i miei Brevetti potrebbero avere o no la possibilità di reale sbocco di mercato (oltre e sopratutto il fatto, se realizzabili, che ciò potrebbe contribuire a salvare vite umane), ma interessava avere una copia del mio Unico o 730, o, in alternativa, una firma di garanzia - un bene vincolato - un deposito di pari valore vincolato fino a rientro del prestito. Il tutto dopo avermi chiesto la composizione della mia famiglia (ho 4 figlie), quanti lavoravamo e quanto era il totale delle entrare medie della famiglia in un anno. Diciamo che li ho mandati a c..... (spero non mi cassiate per quanto richiama quel c.....). E questo a significare che, indipendentemente tu abbia necessità di un aiuto per sostenere la famiglia o per (come in questo caso) per un investimento in prospettiva futura, il "sistema", nel suo complesso, non ti considera se già non appartieni a un qualsiasi "cerchio magico". E volete che al FMI, alla BCE, financo a questo governo emanazione di poteri forti e sopratutto del FMI, interessino i destini delle famiglie? Sto seriamente meditando di andare a depositare i miei Brevetti in Svizzera (non so comunque dove troverò i soldi necessari) in modo che, se avranno seguito, non ci siano vantaggi per questo Paese governato, da decenni a questa parte, da politici che, oltre a non dare sostegni all'economia (se non ai soliti amici e amici degli amci), non perseguono politiche famigliari ispirate al Cristianesimo, visto che siamo un sedicente paese cattolico. Al contrario della Svizzera, paese che, statisticamente, ha meno della metà di cattolici dichiarati rispetto all'Italia. Forse siamo stati e siamo governati da troppi ipocriti! E mi duole molto che la Chiesa, di cui anch'io sono membro, non tuoni forte contro questo sistema.

Postato da Luisa 58 il 31/05/2012 14:31

Concordo con la risposta di don Sciortino. I politici devono accorgersi di come vive la gente, specialmente chi ha perso il lavoro e i giovani che non riescono a trovarlo e quindi rinunciare ai privilegi. Sono un'insegnante, quotidianamente a contatto con i ragazzi e con le loro famiglie e sento i problemi che vivono. Ho una figlia ventisettenne, plurilaureata, che sta cercando a destra e a manca un lavoro, naturalmente a termine, naturalmente sottopagato,... ma anche quello si fatica a trovarlo. Come possono questi nostri figli avere prospettive e speranza nel futuro? Eppure io, da credente, dico che davvero i figli sono la nostra ricchezza. Anche per questo amo il mio lavoro e non lo cambierei con nessun altro, perchè vivere vicino ai bambini mi fa stare bene. La famiglia è il pilastro che tiene in piedi la società; spero che anche dall'incontro di Milano dei prossimi giorni possa scaturire un'attenzione particolare verso la famiglia e delle positive scelte politiche. Grazie, don Sciortino, per le sue parole, sempre profonde. Luisa

Postato da marialma il 31/05/2012 13:56

Sono d'accordo che i figli siano una ricchezza, ma sicuramente non economicamente.Una volta lo erano! Ne so qualcosa io che sono la quinta di sei fratelli! Penso che i miei genitori non abbiano speso per allevarci quanto abbiamo speso noi per un solo figlio e non sto scherzando.!! Avevamo anche gli assegni familiari e i mie fratelli più grandi, con il loro lavoro (che si trovava più facilmente), contribuivano al benessere della famiglia. Nessuno di si teneva tutto lo stipendio, ne mettevamo in comune una grossa parte per le spese.Ora invece vedo che quando i figli lavorano lo stipendio se lo tengono ben stretto, quelli che conosco io naturalmente! Comunque lo stato dovrebbe fare molto, molto di più per aiutare le famiglie.

Postato da folgore il 31/05/2012 00:28

Ma veramente mi verrebbe da ridere, per non piangere. ora si afferma che la ricchezza sono i figli? Ma chi lo dice? Sona magari quei cattolici che, quando dico d'avere quattro figli e che ci vorrebbero aiuti da parte dello Stato alle famiglie mi replicano un "chi vuole avere i figli se li mantenga!" e m'arrivano a citare (a sproposito, certamente) la "paternità responsabile" della Chiesa.....Ma fatemi il piacere, oramai i figli sono un lusso e vedrete che li metteranno anche nel "redditometro" (ove peraltro si trovano le loro scuole "private").

Postato da Andrea Annibale il 30/05/2012 16:00

Non è uno slogan vuoto dire che la vera ricchezza sono i figli. Allo stesso tempo, oggi c’è bisogno di sicurezza economica per le generazioni future mentre le generazioni passate si sono accaparrate le baby pensioni e hanno lasciato un debito pubblico enorme. Mentre in Italia, eccetto gli immigrati, non si fanno più figli. Mi sembra che il Presidente del Consiglio stia facendo un lavoro serio di rigore nei conti pubblici, un lavoro che andava fatto quando c’era il boom economico e non adesso che siamo in epoca di vacche magre. Inoltre, manca un’adeguata politica familiare e redistributiva. Non è possibile dare lavoro ai giovani aumentano debito pubblico e pressione fiscale che sono già alle stelle e allora che cosa si può fare? Le famiglie consumano il capitale risparmiato nel corso delle generazioni ma fino a quando questo potrà durare? Si dovrà tornare ad emigrare o ad accettare di nuovo quei lavori umili, come badante e muratore, che oggi fanno solo gli stranieri. La scuola non può più sfornare disoccupati e quindi, piaccia o non piaccia, è necessario tornare a un collegamento forte tra studio e sbocchi professionali. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

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Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.

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