Don Sciortino

di Don Sciortino

Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.

 
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L'impegno dei cattolici

Sono una giovane, quasi trentenne. Volevo unirmi al coro che, nei mesi scorsi, ha cercato di far sentire la sua voce. Si va verso le elezioni e sono assai imbarazzata all’idea di dover esprimere una scelta fra soggetti politici dai quali non mi sento rappresentata. Mi sento a disagio. Non c’è stato un ricambio nella classe dirigente e si candidano i soliti noti (in entrambi gli schieramenti), cui dobbiamo il malgoverno e la grave crisi che stiamo vivendo. Mi riconosco nella dottrina sociale ed etica della Chiesa, ma non trovo nessuno che mi rappresenti. Sebbene siamo in un Paese cattolico. Ancora una volta, dovrò fare una scelta assurda e dolorosa: tra sostegno alle fasce disagiate della popolazione e difesa della vita. Ricerca di condizioni di lavoro eque per giovani e immigrati, oppure difesa della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. Sono domande molto pesanti, senza risposta. Ci vorrebbe una presenza politica in cui un cattolico possa sentirsi rappresentato. Non importa se minoritaria. A che pro questo sfogo? Visto che la mia crocetta sulla scheda andrà perduta, desideravo almeno far sentire la mia voce.

Chiara B.

Chiara carissima, se guardiamo alla politica di questi tempi, c’è davvero da scoraggiarsi. Ma non bisogna arrendersi. Qualcosa potrà cambiare se, finalmente, si spezzerà quella logica assurda che porta i soliti partiti a perpetuarsi, purtroppo nel peggio. Una forte irruzione della società civile, con persone oneste che sappiano guardare, prima di ogni cosa, al “bene comune”, potrà dare quella svolta necessaria contro ogni “gattopardismo”. A patto, però, che anche i cattolici si mettano seriamente in gioco. Seguendo, con coerenza, il Vangelo.

Pubblicato il 28 dicembre 2012 - Commenti (20)
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Infermieri, una forza in corsia

Carissimo don Antonio, ho appena finito di leggere la sua risposta alla lettera “La mia lunga odissea tra le corsie di un ospedale” (FC n. 49/2012). Se devo dirle la verità, sono rimasta amareggiata e delusa dalla sua risposta. Nel suo testo lei non fa il minimo accenno agli infermieri. Parla più volte dei medici, dei parenti e, addirittura, di un «benemerito volontariato nelle corsie». Ma non una parola sugli infermieri e il personale tecnico (operatori sociosanitari), che sono la vera forza nelle corsie. Tutte le attività di assistenza sono svolte dagli infermieri. Sono loro ad accudire gli ammalati, non i medici. Questi fanno le diagnosi e prescrivono le terapie, ma chi li lava, chi li imbocca, chi li accompagna in bagno, chi gli somministra le medicine siamo noi. Lei, forse, è uno di quelli che pensa che negli ospedali fanno tutto i medici. Ma si sbaglia. Probabilmente, non è mai stato ricoverato, altrimenti non avrebbe dato quella risposta. Dovrebbe chiedere scusa alle centinaia di infermieri e infermiere che leggono Famiglia Cristiana, e si sono sentiti offesi nel vedere il loro meraviglioso lavoro per nulla considerato.

Giuseppina (infermiera da 28 anni)

Chiedo scusa a tutti gli infermieri e infermiere (non solo a quelli che leggono Famiglia Cristiana) per la dimenticanza involontaria. Non c’era, nella mia risposta, nessuna volontà di escluderli dall’elogio per il loro lavoro, impegnativo e delicato. È vero: non sono mai stato ricoverato, ma ho seguito per sei mesi un fratello in ospedale, per seri problemi di salute. Ho potuto verificare dedizione e generosità degli infermieri. E anche la loro pazienza con degenti “indisciplinati”. E, qualche volta, pretenziosi, quasi fossero in albergo. Il bene degli ammalati, però, dipende dalla stretta collaborazione, non competizione, tra tutto il personale ospedaliero.

Pubblicato il 24 dicembre 2012 - Commenti (1)
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Europa anche per le paritarie

Caro don Antonio, l’evento principale della scorsa settimana non sono state le dimissioni di Mario Monti. A mio avviso, è stata l’omelia del cardinale Scola, nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Ma le due cose non sono slegate tra loro. Nella sua omelia, Scola ha denunciato che la libertà religiosa non è più al vertice dei diritti fondamentali, come un tempo. E gli effetti, purtroppo, sono negativi. Esistono divisioni profonde tra cultura secolarizzata e fenomeno religioso. Con prevalenza della prima, a scapito del bene comune. Ciò spiega la scarsa attenzione per i princìpi etici irrinunciabili, validi anche per i non credenti. Un esempio di questa mancanza di attenzione è la decisione del Governo tecnico di far pagare l’Imu alle scuole paritarie, quelle pubbliche non statali, che hanno più di un milione di allievi. Si penalizza, così, il diritto costituzionale delle famiglie di scegliere la scuola che preferiscono. Le scuole paritarie, inoltre, fanno risparmiare allo Stato più di sette miliardi di euro. Il pluralismo scolastico, tanto caldeggiato da Croce ed Einaudi, genera una sana competizione tra scuola statale e paritaria. Nell’interesse dell’intero sistema scolastico nazionale. In linea con gli altri Paesi europei, cui diciamo sempre di ispirarci.

Bruno M. - Milano

In questi tempi si parla tantissimo di Europa. A proposito e a sproposito. Sulla scuola paritaria, ad esempio, siamo ben lontani dal sistema europeo. Dove adeguati finanziamenti permettono alle scuole non statali la libera concorrenza nel campo dell’istruzione. In Italia, invece, ci facciamo del male da soli. Penalizziamo, con scarsissimi contributi, le scuole paritarie, che fanno – è bene ribadirlo – un servizio pubblico. Molte saranno costrette a chiudere. Se lo Stato dovesse accollarsi gli alunni delle scuole paritarie, di ogni livello, sarebbe al collasso. Una visione lungimirante è conveniente anche economicamente.

Pubblicato il 20 dicembre 2012 - Commenti (6)
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Famiglia, mercato e riposo

Non capisco davvero tutta questa agitazione attorno al lavoro domenicale e festivo. Non dico che sia giusto o sbagliato discuterne, ma teniamo conto che ci sono migliaia di persone che lavorano la domenica. Mio padre era guardia giurata e lavorava sempre: giorni feriali e festivi. Compresi Natale, Pasqua, Ferragosto e Capodanno. La stessa cosa vale anche per mia moglie, operatrice sociosanitaria in una comunità di accoglienza per disabili. E mi permetta di dirlo: per una miseria di stipendio. Per loro e le loro famiglie, ma anche per tutti quelli che sono nella stessa condizione, non ho mai assistito a nessuna protesta. Anzi, c’è stato sempre il silenzio da parte di tutti.

Mauro - Treviso

L’agitazione a difesa della domenica e del diritto al riposo tiene conto di situazioni simili a quelle di tuo papà e tua moglie. Dà voce alle loro esigenze vitali, perché recuperino quegli spazi indispensabili da dedicare alla famiglia, di cui sono stati privati finora. Non ci stancheremo di ribadire quanto sia deleterio sacrificare la festa all’economia. Non c’è alcun vantaggio, neppure economico. Si abbassa solo il livello della qualità della vita, sacrificando le cose più care che abbiamo, come gli affetti familiari, a leggi di mercato poco lungimiranti. Per i cristiani, poi, la domenica è il giorno del Signore. E come ricordava lo slogan del congresso eucaristico di Bari: “Non possiamo vivere senza la domenica”. Non siamo nati per vivere da bruti, ma per elevarci nello spirito.

Pubblicato il 17 dicembre 2012 - Commenti (6)
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F-35 e soldati in missione

Abbonato da anni, ho condiviso con gioia tante “nostre” iniziative per la pace, contro gli F-35, per la riduzione delle spese militari, per i corpi civili di pace e altro. Immagini, quindi, il mio stupore nel vedere su Famiglia Cristiana la recensione e la pubblicità del volume della San Paolo Il cuore delle Missioni di Pace. In pratica prestate la voce ai committenti che, ovviamente, esaltano gli “eroi” militari impegnati da anni nelle missioni di “pace”. E come me, tanti altri amici sono rimasti stupiti. Sempre con stima.

Claudio C.

Siamo stati e siamo critici, come tu stesso sottolinei, caro Claudio, sul ricorso alle armi come soluzione delle contese internazionali. Ma, soprattutto, promuoviamo tutto ciò che dà ali alla pace nel mondo. Sulla base della nostra Costituzione, che ripudia la guerra. E, come cristiani, nello spirito delle Beatitudini evangeliche. Non abbiamo esaltato “eroi” impegnati in missioni difficili, come in Afghanistan. Ma fatta emergere quell’umanità che giustifica la presenza dei nostri connazionali accanto a popolazioni che soffrono in molti angoli della terra. Assieme ai sentimenti di affetto familiare, che si manifestano nello scambio di lettere e messaggi tra i militari (che sono papà, mariti e figli) e i propri cari. A “cantare” non sono le armi, ma la solidarietà e la partecipazione.

Pubblicato il 12 dicembre 2012 - Commenti (7)
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Cari adulti vi scrivo...

Sono uno studente liceale di Benevento. Le scrivo come cittadino e affezionato lettore per esprimere la mia delusione per i numerosi scandali cui assistiamo ogni giorno. Stiamo sprofondando nell’abisso. Posso farle un elenco: corruzione negli organi democratici, evasione fiscale, delinquenza, malfunzionamento delle strutture pubbliche, disinteresse da parte dei cittadini alla politica, mancanza di lavoro e di meritocrazia, mezzi di informazione sottomessi a forze politiche ed economiche, un sistema fiscale non equo, istituzioni gestite da uomini corrotti ed egoisti, collusi con mafia e criminalità organizzata… È anche vero che queste persone sono state votate dagli italiani. Nonostante tutto, io voglio guardare al domani con speranza. Ho l’obbligo di impegnarmi con tutte le mie forze perché le cose cambino. Come me, molti giovani nutrono lo stesso auspicio. A chi ci governa e agli adulti chiediamo di non deludere le nostre aspettative. E di restituirci, con esempi migliori, l’orgoglio di essere italiani.

Mario Z.

Il tuo atteggiamento, caro Mario, è quello giusto. Non basta lamentarsi di ciò che non funziona. O fare la “lista della spesa” degli scandali che ci sprofondano nell’abisso. Occorre reagire e impegnarsi in prima persona, senza rilasciare deleghe in bianco. È facile aggregare e strumentalizzare il malcontento, per alimentare l’antipolitica. Ma la sola protesta, senza un progetto, non porta lontano. Contribuisce, anzi, a disgregare il Paese. Più di quanto non lo sia già. Sebbene voi giovani siate delusi dai pessimi esempi di noi adulti, non è tempo di mollare. Rendetevi protagonisti del cambiamento. Questi nostri politici, da soli, non si scolleranno mai dalle poltrone. Da veri camaleonti, sono furbi e lesti nel riciclarsi.

Pubblicato il 10 dicembre 2012 - Commenti (8)
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La coerenza, merce rara

Qualche lettore si è scagliato contro di lei perché ha criticato chi nega il pulmino e la mensa ai bambini i cui genitori non pagano la retta. Contenuto e tono di quella lettera fanno presumere che l’autore sia simpatizzante della Lega. Un movimento pieno di contraddizioni. Non le pare che l’indipendenza della cosiddetta Padania sia in contrasto con la Costituzione italiana? Nessun partito dell’arco costituzionale l’ha mai denunciato. Anzi, i leghisti sono stati al governo dello Stato per anni. Non accetto la giustificazione (la ritengo assurda), che vogliono la secessione attraverso metodi democratici.

G. Brambilla

La Lega, come altri partiti, vive di contraddizioni. Spesso, in modo macroscopico. Basta considerare la presenza di quei ministri che hanno giurato sulla Costituzione, percepito lauti stipendi assieme a benefici e privilegi, e fatto poi strame della bandiera italiana, additata a usi indicibili. Ma al di là delle appartenenze e dei programmi, non si può tacere quando si prendono provvedimenti che discriminano le persone. E, soprattutto, penalizzano i bambini. Cosa vergognosa, da non fare.

Pubblicato il 05 dicembre 2012 - Commenti (4)
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Se il fedele richiama il parroco

Abito in un piccolo paese di provincia. Desidero sottoporle due domande. Prima: il fedele può “richiamare” (certamente con garbo) il proprio parroco sulla necessità o dovere di fissare un giorno per le confessioni? Non si può trascurare questo sacramento, anche se il prete deve correre tra le diverse chiese sparse nelle frazioni del paese. Seconda: il fedele può chiedere al viceparroco, persona giovane, di tenere l’omelia domenicale stando più aderente alla pagina evangelica? E non limitarsi a una semplice e generica esposizione religiosa? Cosa possiamo fare noi fedeli quando constatiamo qualche carenza nei preti? È nostro diritto-dovere intervenire?

Nella M.

Nel Vangelo si parla di correzione fraterna. E non ci sono limiti, se non quelli della carità e della verità. In una comunità, se c’è pieno coinvolgimento di tutti nella corresponsabilità, ci si può dire tutto. E trovare anche le soluzioni migliori per il giorno e l’orario delle confessioni. Così come si può fare un garbato appunto, in spirito costruttivo, sulle omelie. Ma, al tempo stesso, tutti devono mettersi in discussione. Nel dialogo e nel confronto. Nessuno è spettatore o giudice. Altrimenti, criticare e sparare addosso al parroco o ai suoi coadiutori è fin troppo facile e comodo. Un pretesto lo si trova sempre. Più proficuo, invece, è “camminare insieme”.

Pubblicato il 03 dicembre 2012 - Commenti (7)
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