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Scuole statali e paritarie

Ho sedici anni e frequento la seconda liceo presso una scuola statale. Prima frequentavo un istituto paritario cattolico che, come tanti altri, ha dovuto cessare la sua attività. Quando sono arrivato nella nuova scuola, assieme ad altri studenti, non siamo stati accolti nel migliore dei modi. Ci prendevano in giro perché provenivamo da una scuola religiosa. Ci siamo scontrati anche con gli insegnanti, che non accettavano i nostri metodi di lavoro. Abbiamo constatato molta superficialità. Svolgono il loro ruolo non come una missione. Sembra che lo facciano solo per lo stipendio. L’insegnante deve avere carisma, deve essere un’autorità morale, saper andare al di là delle nozioni. Oggi si elogia tanto la scuola statale, ma non ha niente di più di quella cattolica. Anzi, spesso sembra avere smarrito il suo “scopo”.

Tommaso M.

Non giova a nessuno la contrapposizione tra scuola statale e paritaria. Entrambe svolgono un ruolo pubblico. E come tali devono essere considerate. E anche sostenute dallo Stato. Considerare private le scuole cattoliche è concezione errata, perché il loro servizio è pubblico. Spero si possa arrivare, quanto prima, a riconoscere questo dato. Anche per evitare che molte altre scuole cattoliche, come la tua, caro Tommaso, siano costrette a chiudere per impossibilità di sostenere i costi. I genitori devono poter avere la libertà di scegliere la migliore offerta formativa, senza dover pagare una seconda volta se mandano i figli in una scuola paritaria. Il nodo «senza oneri per lo Stato», scritto nella Costituzione, si scioglierebbe se solo si badasse al bene degli studenti e delle famiglie e non alle ideologie. Quanto agli insegnanti, essi devono essere consci della responsabilità che hanno e del delicato compito che svolgono nella società. Nelle loro mani si formano i cittadini del domani.

Pubblicato il 03 aprile 2012 - Commenti (1)

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Postato da Franco Salis il 04/04/2012 18:27

Ho detto più volte che seguivo queste problematiche prima che mi ammalassi, con la malattia ho dovuto lasciare, per circa venti anni, tutti gli impegni sociali. Quando mi sono parzialmente ripreso, ho trovato alcune cose che non avevano fatto un passo avanti, altre passi da gigante Non sono un giurista, ma per quel poco che ne so, vedo la Costituzione italiana, come un sistema unitario, inviolabile nella indicazioni dei valori della prima parte e modificabile nelle successive parti purché le modifiche non confliggano con i valori della prima . I valori espressi nella prima parte trascendono l’epoca in cui sono stati elaborati. Certamente le parti “tecniche” possono essere modificate e adattate ai tempi che stiamo vivendo, ma non quelle che richiamano i valori. Faccio l’esempio dell’Art. 41,che recita: L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. IO sono titolare di una impresa, non sono il “padrone” non posso fare quello che mi pare e mi piace, la libertà d’impresa mi è riconosciuta per assicurare il valore sociale dell’impresa e perché questa libertà non sia occupata dallo stato. Questo articolo non si può toccare appunto perché impregnato dei valori degli artt. 1,2,3. Don Sciortino dice “ Il nodo «senza oneri per lo Stato», scritto nella Costituzione, si scioglierebbe se solo si badasse al bene degli studenti e delle famiglie e non alle ideologie”. NON C’E’ NESSUN NODO DA SCIOLGLIERE .Infatti non vi è alcun dubbio che “senza oneri per lo Stato” si riferisce esclusivamente al momento “istitutivo” e non “gestionale” della scuola. se il legislatore diversamente avesse voluto, lo avrebbe esplicitamente detto, ma non avrebbe potuto farlo per non entrare in contraddizione con i valori degli artt. 1,2,3 e seguenti. Purtroppo, i vari governi da Alcide De Gasperi a oggi, omettendo di legiferare in materia ,perché i ministri dell’istruzione sono stati tutti della D.C. (con qualche piccola parentesi) si è preferito gestire la scuola con atti amministrativi. Mentre invece l’art.33 affida allo stato solo il compito di “dettare le norme generali” cioè i criteri essenziali , le finalità, i parametri, gli obiettivi generali. In considerazione dell’importanza dell’istruzione il legislatore costituzionale ha voluto attribuire anche allo stato l’ istituzione delle scuole, per assicurare l’istruzione in tutto il territorio. Questa impostazione avrebbe consentito alla scuole di radicarsi al territorio, stabilendo con gli altri soggetti le esigenza e la scuola avrebbe offerto le risposte. In questa visione la scuola di Tommaso non avrebbe cessato la sua attività. Invece le scuole erano legate alle “circolari” ministeriali che coprivano i vuoti legislativi. Concludo dicendo che la differenza tra scuole pubbliche, statali e non statali (anche cattoliche, ma non necessariamente confessionali), nel fatto che il progetto educativo nelle prime (statali) viene redatto dal collegio dei docenti, mentre in quelle non statali è redatto dall’ente istitutivo e al collegio dei docenti viene lasciato il solo compito, non secondario, della gestione. Se da una parte la D.C. non avesse voluto istituire e gestire le scuole per motivi elettorali, e nel contempo l’Ufficio scuola e università e ricerca della CEI non si fosse sentita garantita dal “collateralismo”, e avessero invece collaborato nella gestione della scuola secondo i il dettato costituzionale, forse avremmo speso meno ed avremmo avuto senz’altro una scuola più efficiente. Buona sera

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Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.

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